"Il simbolo perduto" - читать интересную книгу автора (Brown Dan)4Il Campidoglio si erge come una reggia all’estremità orientale del National Mall, su un altopiano che l’urbanista Pierre L’Enfant definì "un piedistallo in attesa di un monumento". Le misure sono impressionanti: lungo 228 metri e largo 106, occupa quasi 7 ettari di superficie e contiene ben 541 stanze. È in stile neoclassico, meticolosamente studiato per rievocare l’architettura dell’antica Roma, ai cui ideali i padri fondatori si ispirarono nello stabilire le leggi e la cultura della nuova repubblica. I turisti devono superare i controlli di sicurezza nel nuovo centro visitatori sotterraneo che si trova sotto una bellissima vetrata da cui si può ammirare la cupola. Alfonso Nunez, agente di sicurezza appena entrato in servizio, osservò con grande attenzione l’uomo che si avvicinava al metal detector. Aveva la testa rasata e ciondolava nell’atrio da un po’, parlando al telefonino. Aveva il braccio destro al collo e zoppicava leggermente. Indossava un cappotto militare sgualcito che, insieme al particolare della testa rasata, gli fece pensare a un veterano. Peraltro, molti dei visitatori di Washington erano ex militari. «Buonasera» disse Nunez. La procedura prescriveva di attaccare discorso con tutte le persone di sesso maschile che entravano nel Campidoglio da sole. «Buonasera» rispose l’uomo guardandosi intorno. L’atrio era Praticamente deserto. «Non c’è molta gente, vedo.» «I playoff. Sono tutti davanti alla tivù a guardare i Redskins.» Anche a Nunez sarebbe piaciuto, ma lavorava lì soltanto da un mese e quel turno poco ambito era toccato a lui. «Posi nel vassoio tutti gli oggetti metallici, per cortesia.» Il visitatore si frugò nelle tasche del cappotto con l’unica mano sana, sotto lo sguardo attento di Nunez. Di solito si è portati a essere più permissivi con i malati e i disabili, però gli era stato insegnato a essere inflessibile con tutti nello stesso modo. Aspettò che il visitatore si togliesse dalle tasche il solito assortimento di monetine, chiavi e cellulari. «Distorsione?» chiese, fissando la mano fasciata da uno spesso bendaggio. L’uomo annuì. «Sono scivolato sul ghiaccio una settimana fa e quando muovo il braccio vedo ancora le stelle.» «Mi spiace. Prego, venga avanti.» Il visitatore passò zoppicando sotto il metal detector, che protestò con un trillo. L’uomo si accigliò. «Me l’aspettavo: ho un anello alla mano fasciata. Il dito era troppo gonfio per toglierlo e così il medico me l’ha lasciato sotto le bende.» «Nessun problema» disse Nunez. «Controllo con il rilevatore manuale.» Glielo passò sulla mano fasciata. Come previsto, l’unico metallo che trovò fu in corrispondenza dell’anulare. Nunez fece scorrere il detector su tutto il braccio, senza tralasciare neppure un centimetro quadrato di bende. Sapeva che il suo supervisore lo stava controllando attraverso l’impianto a circuito chiuso e voleva fare una buona impressione. «Mi scusi.» «Non si preoccupi» rispose il visitatore. «La prudenza non è mai troppa, di questi tempi.» «Ha proprio ragione.» Nunez lo trovò simpatico, e questo era un elemento importante: l’istinto era la principale arma con cui l’America si difendeva dal terrorismo. È dimostrato che l’intuito rappresenta un sensore di pericolo più accurato di tante apparecchiature elettroniche. In uno dei manuali che Nunez aveva dovuto studiare veniva definito "il dono della paura". L’istinto di Nunez non percepiva alcun segnale di pericolo. L’unica cosa che l’addetto alla sicurezza notò, ora che erano vicini, fu che quell’uomo, all’apparenza così macho, aveva sul viso una crema autoabbronzante o un fondotinta. «A posto» dichiarò mettendo via il rilevatore manuale. «Grazie.» L’uomo cominciò a recuperare i propri effetti personali dal vassoio. Nunez notò che sulla punta dell’indice aveva tatuata una stella e su quella del pollice una corona. L’uomo si guardò le dita e rise. «Meno di quello che pensa.» «È stato fortunato» disse Nunez. «Io ho sofferto le pene dell’inferno. Mi sono fatto tatuare una sirena sulla schiena, durante il servizio militare.» «Una sirena?» L’uomo rasato rise. «Eh…» fece Nunez imbarazzato. «Errori di gioventù.» «La capisco» replicò il visitatore. «Anch’io ne ho fatto uno bello grosso, e adesso mi ci sveglio accanto ogni mattina.» Scoppiarono a ridere tutti e due. Poi l’uomo con la testa rasata se ne andò. |
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