"Il simbolo perduto" - читать интересную книгу автора (Brown Dan)

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Il museo più grande e tecnologicamente avanzato del mondo è anche uno dei segreti meglio custoditi della terra. Vi sono conservati più pezzi che all’Ermitage, ai Musei Vaticani e al Metropolitan di New York messi insieme. Tuttavia, nonostante la magnifica collezione, poche persone hanno il permesso di entrare fra quelle mura superprotette.

Il museo si trova al 4210 di Silver Hill Road, appena fuori Washington, ed è un gigantesco edificio consistente in cinque moduli collegati e disposti a zigzag, ciascuno dei quali è più grande di un campo da calcio. L’esterno, di metallo azzurrino, non lascia trapelare che dentro c’è un mondo alieno di oltre cinquemilacinquecento metri quadrati di superficie, composto da una "zona morta", un "modulo Acquario" e una ventina di chilometri di armadi e scaffalature.

Quella sera, in preda a un certo turbamento, la scienziata Katherine Solomon si avvicinò ai controlli di sicurezza del complesso a bordo della sua Volvo bianca.

La guardia le sorrise. «Non le interessa il football, dottoressa?» Abbassò il volume: stava seguendo lo show prepartita.

Katherine si sforzò di ricambiare il sorriso. «È domenica sera.»

«Ah, è vero. La riunione.»

«È già arrivato?» chiese Katherine con ansia.

L’uomo consultò un registro. «Qui non è segnato.»

«Sono in anticipo.» Gli fece un cenno di saluto e proseguì lungo la strada a curve verso il posto dove di solito metteva la macchina, in fondo al piccolo parcheggio. Cominciò a raccogliere le proprie cose e si diede un’occhiata nello specchietto retrovisore, più per abitudine che per vanità.

Dagli avi mediterranei aveva ereditato la pelle ambrata ed elastica, e a cinquant’anni aveva ancora il viso fresco e levigato. Non si truccava quasi e teneva sciolti i capelli folti e scuri. Come suo fratello maggiore, Peter, aveva gli occhi grigi e una naturale eleganza aristocratica.

Sembrate gemelli, dicevano in molti.

Il loro padre era morto di cancro quando Katherine aveva appena sette anni e lei ne serbava solo vaghi ricordi. Suo fratello, di otto anni più grande di lei, a quindici anni si era ritrovato a essere il patriarca della famiglia, molto prima di quanto chiunque avesse potuto prevedere. Ben presto, tuttavia, era riuscito a ricoprire quel ruolo con la dignità e la forza che ci si aspettavano da un Solomon. Vegliava ancora sulla sorella come se fosse una bambina.

Nonostante le occasionali esortazioni di Peter e un certo numero di pretendenti, Katherine non si era mai sposata. Viveva per la scienza e dal lavoro ricavava più soddisfazioni di quante potesse sperare di averne da un uomo. Non aveva rimpianti.

Il campo che si era scelta, le scienze noetiche, era quasi sconosciuto quando lei aveva cominciato a interessarsene, ma negli ultimi anni aveva aperto nuove prospettive sul potere della mente umana.

Il potenziale dell’uomo è assolutamente straordinario.

I due saggi che Katherine aveva scritto l’avevano resa un personaggio di spicco in quel campo ancora nebuloso, e le sue scoperte più recenti, una volta pubblicate, avrebbero dato alla noetica enorme rilievo a livello mondiale.

Ma quella sera la noetica era l’ultimo pensiero di Katherine. Poche ore prima aveva appreso notizie davvero inquietanti riguardo a suo fratello. Non è possibile che sia vero… Era tutto il pomeriggio che non riusciva a pensare ad altro.

Sul parabrezza cadeva una pioggerellina sottile. Katherine si affrettò a prendere le sue cose e stava per scendere dalla macchina quando le squillò il cellulare.

Guardò il display per vedere chi fosse e trasalì.

Si sistemò i capelli dietro le orecchie e si preparò a rispondere.

A una decina di chilometri di distanza, Mal’akh si muoveva nei corridoi del Campidoglio con il cellulare attaccato all’orecchio, aspettando con pazienza.

Finalmente, sentì una voce di donna. «Sì?»

«Dobbiamo incontrarci di nuovo» disse Mal’akh.

Ci fu un lungo silenzio. «È tutto a posto?»

«Ho delle informazioni nuove.»

«Mi dica.»

Mal’akh fece un respiro profondo. «Quello che suo fratello ritiene sia nascosto a Washington…»

«Sì?»

«È possibile trovarlo.»

Katherine Solomon era sbigottita. «Mi sta dicendo che… esiste veramente?»

Mal’akh sorrise tra sé. «A volte, quando una leggenda perdura nei secoli, un motivo c’è.»