"Elizabeth A. Lynn - Watchtower" - читать интересную книгу автора (Lynn Elizabeth A)

Col scrutò attentamente la Piazza d'Armi da un'estremità all'altra. Nulla sfuggì ai suoi occhi attenti. I due
uomini che sta-vano più vicini a loro stavano combattendo con delle spade di legno.
«La sua guardia è goffa,» mormorò Col. Gridò all'uomo più vicino, che urlò in risposta senza voltarsi e
tenne lo scudo più in alto.

Col guardò indietro verso la fucina.

«L'ho fatto anch'io,» disse. .

«Eri un fabbro?»

«Sì. E lo era anche mio padre, e suo padre prima di lui. Vivevamo nel villaggio di Iste. Ne hai mai sentito
parlare?» Ryke scosse la testa. «È una capocchia di spillo vicino al lago Aruna, sulla Grande Strada del
Sud. Una volta rimanevo spesso a guar-dare i Signori delle Rocche che cavalcavano su e giù tra le
mon-tagne e Kendra-sul-Delta: volevo stare al loro fianco, ed ero ge-loso di qualunque scudiero del loro
seguito. Ho preso in presti-to il mio nome da lì. Quello e la vecchia ascia da battaglia di mio padre sono
tutto quello che ho preso quando ho lasciato la mia casa.» Si infilò i pollici nella cintura. «I soldati ti
posso-no dare qualche problema, visto che sei un settentrionale e fino a questo momento sei stato un
nemico. Fai quel che devi per mantenere l'ordine.» E io rimarrò a guardare come te la cavi con loro,
sottintendeva il suo tono di voce. Si incamminò pia-no verso la grande caserma di pietra. «Dovrebbero
averli già radunati.»

Ryke, che aveva vissuto per dieci anni in quella costruzio-ne e ne conosceva ogni crepa dei muri, lo
seguì.

Un centinaio di uomini poltrivano nell'angolo sudocciden-tale della caserma: l'angolo più freddo, il più
lontano dai cami-ni della cucina. Non appena entrò il Comandante, si alzarono in piedi. L'odore di
prosciutto arrostito riempiva la stanza, span-dendosi dalla cucina. A Ryke venne l'acquolina in bocca. Si
sentì uno straniero. Chiaro di capelli, chiaro di carnagione, più alto dei soldati, spiccava tra loro come una
volpe rossa in mezzo al-la neve. Essi lo osservarono cautamente. Si chiese che cosa Held avesse detto
loro.

Col Istor disse: «Questo è Ryke, fino ad ora uno dei Co-mandanti della Rocca. Lui avrà il comando di
questo battaglione. La sua autorità è equivalente a quella di ciascuno degli altri Co-mandanti.» Ondeggiò
sui piedi, fissando i soldati silenziosi. «Tutto chiaro?» Ci fu un brontolio di assenso. «Questo è tutto.»

Si girò verso le scale. Andandosene, lanciò un sorriso gial-lognolo a Ryke.

Ryke incrociò le braccia. Gli uomini stavano aspettando che lui parlasse. La luce del sole tracciava
disegni sugli stinti arazzi alle pareti. Del grasso colato dalle candele dei candelabri fissati ai muri, rendeva
le scene di uomini in guerra che vi com-parivano praticamente irriconoscibili.

Sul riquadro più vicino, degli arcieri scoccavano le loro frec-ce contro degli invasori di Anhard. Un
colpo di spada segnava il punto in cui alcuni soldati della Rocca, in preda a una stupi-da ebbrezza
imputabile all'alcool, avevano colpito i guerrieri anharditi sul muro. Sotto la forma appuntita dei loro
elmetti, i loro volti erano solo delle macchie pallide.

Ryke osservò i soldati vivi che stavano di fronte a quelli dipinti. Erano stati suoi nemici così di recente...
Disseminati tra i volti scuri, distinse dei settentrionali. Non li conosceva: dove-va trattarsi, pensò, di
uomini della Rocca di Zilia che Col aveva comprato, o minacciato, o convinto, affinché si mettessero al