"Guerra eterna" - читать интересную книгу автора (Haldeman Joe)3Circa un mese dopo, partimmo per l’addestramento finale: le manovre sul pianeta Caronte. Sebbene si stesse avvicinando al perielio, era comunque lontano dal Sole più del doppio di Plutone. L’astronave tradotta era un "vagone bestiame" convertito, costruito in origine per trasportare duecento coloni, piante e animali vari. Ma non pensate che ci fosse molto spazio, solo per il fatto che noi eravamo soltanto cento. Quasi tutto il posto in più era occupato da una massa di reazione extra, artiglieria e servizi logistici. Il viaggio richiese in tutto tre settimane: metà ad accelerare a due gravità, metà a decelerare. La nostra velocità massima, quando intersecammo rombando l’orbita di Plutone, si aggirava intorno a un ventesimo della velocità della luce… non abbastanza perché la relatività infilasse tra noi la sua testolina complicata. Tre settimane passate portandosi addosso un peso doppio del normale… non è precisamente un picnic. Facevamo qualche esercizio con molta prudenza tre volte al giorno e restavamo il più possibile in posizione orizzontale. Comunque, rimediammo parecchie fratture ossee e serie slogature. Gli uomini dovevano portare sospensori speciali per evitare di spargere sul pavimento pezzi d’organi staccati. Era pressoché impossibile dormire: si avevano incubi di soffocare e di venire quasi stritolati, e bisognava rotolarsi periodicamente da una parte e dall’altra, perché il sangue non ristagnasse e non provocasse piaghe da decubito. Una ragazza si era ridotta così male per la stanchezza che poco mancò continuasse a dormire per tutto il tempo, mentre una costola le sfondava la pelle e schizzava fuori. Io ero già stato nello spazio parecchie altre volte, e così, quando finalmente la smettemmo di decelerare e andammo in caduta libera, per me fu soltanto un sollievo. Ma certuni non c’erano mai stati, a parte il viaggio per andare ad addestrarci sulla Luna, e furono presi da vertigini improvvise e perdita del senso dell’orientamento. Noialtri che non stavamo male continuavamo a pulire, fluttuando qua e là negli alloggiamenti, armati di spugne e di aspiratori per risucchiare i globuli parzialmente digeriti del "Concentrato ad alto contenuto di proteine e a basso residuo, con sapore di carne bovina" (soia). Ci godemmo uno splendido panorama di Caronte, mentre scendevamo dall’orbita. Comunque, non c’era molto da vedere. Era semplicemente una sfera fioca, biancastra, con qualche chiazza. Atterrammo a circa duecento metri dalla base. Un trattore a cingoli pressurizzato uscì e si agganciò al traghetto, così non fummo costretti a infilarci nelle tute. Sferragliando ci dirigemmo verso l’edificio principale: uno scatolone di plastica grigiastra senza connotati particolari. Dentro, le pareti erano dello stesso colore squallido e scialbo. Il resto della compagnia era seduto ai banchi, a chiacchierare. C’era un posto libero vicino a Freeland. — Jeff… va un po’ meglio? — Era ancora un po’ pallido. — Se gli dèi avessero destinato l’uomo a sopravvivere in caduta libera, lo avrebbero equipaggiato con una glottide di ghisa. — Sospirò, pesantemente. — Va un po’ meglio. Muoio dalla voglia di una fumatina. — Già. — Mi è sembrato che — Tesi sulla saldatura nel vuoto, sicuro. Tre settimane in orbita intorno alla Terra. — Mi sedetti e per la millesima volta allungai la mano per prendere il mio portaerba. E quello continuava a non esserci. L’Impianto Ambiente non voleva aver niente a che fare con la nicotina e il catrame. — L’addestramento è già stato uno strazio — mugugnò Jeff. Ma — At-tenti! — Ci alzammo in piedi, straccamente, a gruppetti di due e di tre. La porta si aprì ed entrò un maggiore. Mi irrigidii un tantino. Era l’ufficiale di rango più elevato che avessi mai visto. Aveva una fila di nastrini cuciti alla tuta, compreso un nastrino purpureo indicante che era stato ferito in combattimento, nel vecchio esercito americano. Doveva essere stato in quella faccenda dell’Indocina, che comunque era sbollita prima che io nascessi. Ma non sembrava poi tanto vecchio. — Seduti, seduti. — Fece un cenno con la mano. Poi si piantò i pugni sui fianchi e squadrò la compagnia, con un sorrisetto sulle labbra. — Benvenuti su Caronte. Avete scelto una bellissima giornata per atterrare, fuori la temperatura è estiva, otto virgola quindici gradi assoluti. Si prevedono scarsi cambiamenti per i prossimi due secoli o giù di lì. — Alcuni di noi risero a mezza bocca. — È meglio che vi godiate il clima tropicale qui a Base Miami: godetevelo finché potete. Qui siamo al centro dell’emisfero illuminato dal sole, e quasi tutto l’addestramento si svolgerà sull’emisfero buio. Da quelle parti, la temperatura è freschina: due virgola zero otto gradi assoluti. "Sarà bene che consideriate tutto l’addestramento compiuto sulla Terra e sulla Luna come un esercizio elementare, ideato per darvi una discreta possibilità di sopravvivere su Caronte. Qui dovrete ripassare tutto il vostro repertorio: utensili, armi, manovre. E vi accorgerete che, a queste temperature, gli utensili non funzionano come dovrebbero, e le armi non vogliono saperne di sparare. E la gente si muove con Studiò la tabella che aveva in mano. — Per ora, siete quarantanove donne e quarantotto uomini. Due morti sulla Terra, uno congedato per motivi psichiatrici. Dopo aver letto lo schema del vostro programma d’addestramento, francamente sono sorpreso che ce l’abbiate fatta in tanti. "Ma tanto vale vi dica subito che non sarò scontento se anche solo cinquanta di voi, la metà, supereranno questa fase finale. E l’unico modo per non superarla è morire. Qui. L’unico modo in cui qualcuno ritorna sulla Terra, me compreso, è dopo un turno di combattimento. "Completerete il vostro addestramento entro un mese. Da qui andrete alla collapsar Stargate, a mezzo anno-luce di distanza. Resterete nella colonia di Stargate 1, il più grosso pianeta portale, fino all’arrivo dei rincalzi. C’è da sperare che l’attesa non duri più di un mese: un altro gruppo deve arrivare qui non appena ve ne sarete andati. "Quando lascerete Stargate, vi trasferirete vicino a qualche collapsar d’importanza strategica, vi creerete una base militare, e se sarete attaccati combatterete il nemico. Altrimenti, terrete la base fino a nuovo ordine. "Nelle ultime due settimane qui, il vostro addestramento consisterà nel costruire esattamente una base dello stesso tipo di questa, nell’emisfero buio. Là sarete completamente isolati da Base Miami: niente comunicazioni, niente evacuazioni mediche, niente rifornimenti. Prima che le due settimane siano trascorse, il vostro sistema difensivo verrà messo alla prova da un attacco ad opera di sonde teleguidate. Saranno armate." Avevano speso tutto quel danaro per noi solo per ammazzarci in addestramento? — Tutti i membri del personale permanente, qui su Caronte, sono combattenti veterani. Quindi, tutti noi abbiamo dai quaranta ai cinquant’anni. Ma sono convinto che possiamo farcela a starvi dietro. Due di noi staranno sempre con voi e vi accompagneranno almeno fino a Stargate. Si tratta del capitano Sherman Stott, vostro comandante di compagnia, e del sergente Octavio Cortez, vostro primo sergente. Signori? Due uomini seduti in prima fila si alzarono con gesti sciolti e si girarono verso di noi. Il capitano Stott era un po’ più piccolo del maggiore, ma pareva uscito dallo stesso stampo: faccia dura e liscia come la porcellana, un mezzo sorriso cinico, un centimetro esatto di barba che incorniciava il mento largo; e dimostrava trent’anni al massimo. Al fianco portava una grossa pistola, del tipo a polvere da sparo. Il sergente Cortez era un’altra storia: un racconto dell’orrore. Aveva la testa rapata e di forma assurda, appiattita da una parte, dove era stato evidentemente asportato un pezzo di calotta cranica. La faccia era molto scura, segnata da rughe e cicatrici. Gli mancava metà dell’orecchio sinistro, e i suoi occhi erano espressivi quanto i pulsanti di una macchina. Aveva una combinazione di baffi e di barba, sistemata in modo da sembrare che un magro bruco bianco gli stesse attorcigliato attorno alla bocca. Su chiunque altro, il suo sorriso da ragazzino sarebbe apparso simpatico, ma mi parve l’essere più brutto e dall’aria più carogna che avessi mai visto. Comunque, se non gli guardavi la testa e prendevi in considerazione solo il metro e ottantatré inferiore della sua persona, poteva passare per la pubblicità "dopo la cura" di un centro per culturisti. Né Stott né Cortez portavano nastrini. Cortez aveva un piccolo laser tascabile, appeso di traverso a un sostegno magnetico sotto l’ascella sinistra. Il laser aveva un’impugnatura di legno allisciata e logorata dall’uso. — Ora, prima di affidarvi alle cure premurose di questi due signori, permettetemi di avvertirvi ancora: "Due mesi fa su questo pianeta non c’era anima viva, soltanto l’equipaggiamento abbandonato qui dalla spedizione del 1991. Una squadra di quarantacinque uomini ha vissuto e lottato qui per un mese, per costruire questa base. Ventiquattro, più della metà, sono morti durante i lavori. Questo è il pianeta più pericoloso sul quale gli uomini abbiano mai tentato di vivere, ma i posti dove andrete voi saranno eguali a questo, o anche peggio. I vostri quadri cercheranno di tenervi in vita per il prossimo mese. Ascoltateli… e seguite il loro esempio: tutti loro sono sopravvissuti, qui, più a lungo di quanto dovrete fare voi. Capitano?" Il capitano tornò ad alzarsi, mentre il maggiore usciva. — — Ora vi dirò una cosa, "Tenete bene in mente quanto vi ho detto mentre il primo sergente vi insegna più dettagliatamente quali saranno i vostri doveri sotto questo comando. Se ne occupi lei, sergente." Girò sui tacchi e uscì a grandi passi. L’espressione della sua faccia non era cambiata di un millimetro, durante l’intera arringa. Il primo sergente si mosse come una pesante macchina con una gran quantità di cuscinetti a sfere. Quando la porta si richiuse con un sibilo, girò ponderosamente su se stesso per fronteggiarci e disse: — Riposo, seduti — con tono sorprendentemente gentile. Sedette su un tavolo, che scricchiolò, ma lo resse. — Ora, il capitano parla in modo da spaventarvi e io ho una faccia che fa spavento, ma tutti e due lo facciamo per il vostro bene. Voi lavorerete a stretto contatto con me, quindi farete bene ad abituarvi a questa cosa che ho qui penzolante davanti al mio cervello. Probabilmente non vedrete molto il capitano, se non alle manovre. Si toccò la parte piatta della testa. — E a proposito di cervello, il mio ce l’ho ancora quasi tutto, nonostante gli sforzi in contrario dei cinesi. Tutti noi vecchi veterani arruolati nella FENU siamo dovuti passare attraverso gli stessi criteri di selezione che sono serviti per arruolare voi in base alla Legge di Coscrizione Elitaria. Quindi sospetto che tutti voi siate svegli e duri… ma tenete presente che il capitano e io siamo svegli e duri Sfogliò l’elenco, senza guardarlo veramente. — Ora, come ha detto il capitano, durante le manovre c’è un solo provvedimento disciplinare. Pena capitale. Ma normalmente "Nelle camerate, sarà un’altra storia. Non ci interessa molto quel che fate là dentro. Grattatevi l’uccello tutto il giorno e scopate tutta la notte, per noi non fa nessuna differenza… Ma una volta che vi mettete le tute e uscite fuori, pretendiamo una disciplina da fare invidia a un centurione. Ci saranno delle situazioni in cui basterà un solo atto da stupidi per ammazzarci quanti siamo. "Comunque, la prima cosa che dobbiamo fare è sistemarvi negli scafandri da combattimento. L’armiere vi sta aspettando in camerata; vi sistemerà uno alla volta. Andiamo." |
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