"Il simbolo perduto" - читать интересную книгу автора (Brown Dan)2L’uomo che si faceva chiamare Mal’akh si premette l’ago sulla testa rasata e sospirò di piacere nel conficcarlo e poi estrarlo dalla pelle. Il ronzio di quell’aggeggio elettrico gli dava quasi dipendenza, e così il pizzico dell’ago che gli entrava nella carne e la colorava. Il tatuaggio, in realtà, non aveva mai avuto scopi estetici: soddisfaceva il bisogno di cambiare. Dalla scarificazione dei sacerdoti nella Nubia del 2000 a.C. al tatuaggio dei seguaci del culto di Cibele nell’antica Roma, fino al Nonostante il feroce monito del Levitico 19,28, che vieta le incisioni sul corpo, il tatuaggio continua a essere un rito di passaggio per milioni di individui, dagli adolescenti di buona famiglia ai tossici incalliti, alle casalinghe annoiate. Tatuarsi è trasformarsi, è dichiarare il proprio potere e annunciare al mondo: La pendola batté un rintocco e Mal’akh alzò gli occhi. Erano le sei e mezzo del pomeriggio. Posò gli attrezzi, si strinse la vestaglia di seta di Kiryu sul corpo nudo e uscì dalla stanza. Nell’imponente palazzo aleggiava l’odore degli inchiostri e del fumo delle candele di cera d’api usate per sterilizzare gli aghi. Il giovane uomo, alto quasi un metro e novanta, percorse il corridoio pieno di pezzi di antiquariato italiani, fra un’incisione di Piranesi, una sedia Savonarola, una lampada a olio dell’argentiere Bugarini. Passando davanti a una vetrata, ammirò la vista. La cupola illuminata del Campidoglio brillava solenne e potente nel cielo scuro d’inverno. È Poche persone sapevano della sua esistenza, e ancora meno conoscevano il suo straordinario potere e il modo ingegnoso in cui era stato nascosto. Restava uno dei più grandi segreti del paese. I pochissimi al corrente della verità la custodivano gelosamente, protetta da un velo di simboli, leggende e allegorie. E Tre settimane prima, nel corso di un oscuro rituale a cui avevano preso parte gli uomini più influenti degli Stati Uniti, Mal’akh era stato ammesso al trentatreesimo grado, il più alto della confraternita più antica ancora operante nel mondo. Nonostante questo, i fratelli non gli avevano detto niente. Ma non ne aveva bisogno per scoprire il loro segreto più profondo. Emozionato all’idea di ciò che lo attendeva, andò in camera da letto. Gli amplificatori distribuiti in tutta la casa trasmettevano una rara registrazione di un castrato che cantava Sentì brontolare lo stomaco. Erano due giorni che digiunava, assumendo solo liquidi, per preparare il proprio corpo secondo le antiche modalità. Mal’akh entrò con atteggiamento riverente nella camera da letto, un vero e proprio santuario, e chiuse a chiave la porta. Mentre andava verso l’armadio si fermò, attirato dalla propria immagine riflessa nel grande specchio dorato. Era irresistibile: lentamente, come scartando un dono prezioso, aprì la vestaglia per ammirare la propria nudità. Rimase strabiliato. Il suo corpo, tonico e muscoloso, era completamente glabro, la pelle liscia. Mal’akh si guardò dapprima i piedi, sui quali erano tatuati gli artigli di un falco. Le gambe, invece, erano colonne intagliate: la sinistra tortile, la destra scanalata. Un solo mortale lo aveva visto nudo, diciotto ore prima, e aveva gridato per lo spavento: "Buon Dio, sei un demone!". "Se così mi percepisci" gli aveva risposto Mal’akh che, al pari degli antichi, comprendeva come angeli e demoni fossero la stessa cosa, archetipi intercambiabili, una mera questione di polarità: l’angelo custode che ti ha aiutato a vincere la battaglia è visto dal tuo nemico come un demone distruttore. Mal’akh inclinò la testa e cercò di guardarne la sommità, dove brillava un cerchio pallido di pelle non tatuata, simile a un’aureola, o a una corona. Era l’unica parte del corpo ancora vergine, luogo sacro in paziente attesa… che sarebbe stato coperto quella sera. Benché Mal’akh non avesse ancora ciò che gli serviva per completare il capolavoro, sapeva che il momento era vicino. Quel pensiero lo rese euforico: sentiva già crescere il proprio potere. Si chiuse la vestaglia e si avvicinò alla finestra per guardare la città mistica davanti a sé. È Si concentrò nuovamente sul compito che doveva portare a termine. Si sedette e si applicò con cura uno strato di cerone sul viso, sulla testa e sul collo per coprire i tatuaggi. Poi indossò gli abiti e gli altri accessori che aveva meticolosamente preparato per quella sera e, quando ebbe finito, si guardò allo specchio. Soddisfatto, si passò la mano sulla testa liscia e sorrise. Mentre usciva, si preparò all’evento che ben presto avrebbe scosso il Campidoglio. Mettere insieme tutti i pezzi necessari gli era costato un impegno incredibile. Ma adesso, finalmente, era entrata in gioco anche l’ultima pedina. |
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