"Il mondo di Rocannon" - читать интересную книгу автора (Le Guin Ursula)CAPITOLO TERZOLa Signora del Castello attraversava lentamente la grande sala, e la sua veste frusciava sulle pietre. Con l'et#224;, la sua pelle era diventata ancora pi#249; scura, fino a raggiungere il nero di un'icona. I suoi capelli chiari erano bianchi. Ma conservava ancora la bellezza caratteristica dei suoi antenati. Rocannon si inchin#242; davanti a lei, salutandola all'uso della sua gente: — Salve. Signora di Hallan. figlia di Durhal, Haldre la Bella! — Salve, Rokanan, mio ospite — disse lei, fissandolo tranquillamente dall'alto. Come molte donne Angyar e come tutti gli uomini della sua razza, Haldre era pi#249; alta di lui. — Dimmi perch#233; vai a sud. Continu#242; a passeggiare avanti e indietro nella sala, e Rocannon cammin#242; accanto a lei. Attorno a loro c'erano l'aria scura e la pietra, le scure tappezzerie che pendevano dalle alte pareti, la fredda luce del mattino che penetrava dalle finestre a mansarda ricavate nel soffitto e che illuminava le travi sovrastanti. — Vado a cercare il mio nemico, Signora. — E quando lo avrai trovato? — Spero di entrare nel suo… castello, e di usare il suo… trasmettitore di messaggi, per dire alla Lega che si trova su questo mondo. Si nasconde qui, e la Lega ha scarse possibilit#224; di trovarlo: i pianeti sono numerosi come i granelli di sabbia. Eppure bisogna trovare quegli uomini. Qui hanno commesso azioni malvage, e altre pensano di compierne su altri pianeti, pi#249; malvage ancora. Haldre annu#236; con un cenno del capo; uno solo. — #200; vero che vuoi viaggiare leggero, con pochi uomini? — S#236;, Signora. Il viaggio #232; lungo, e occorre attraversare il mare. L'astuzia, non la forza, #232; la mia sola speranza contro la potenza del nemico. — Ti occorrer#224; ben pi#249; dell'astuzia, Signore delle Stelle — disse l'anziana donna. — Bene, ti far#242; accompagnare da quattro fedeli plebei, se pensi che ti siano sufficienti, e ti dar#242; due bestie da carico e sei da sella, qualche pezzo d'argento, nel caso che i barbari di terre lontane vogliano essere pagati per darti ospitalit#224;, e mio figlio Mogien. — Mogien verr#224; con me? Sono grandi doni, Signora, ma questo #232; il pi#249; grande! Lei lo studi#242; per qualche istante con il suo sguardo chiaro, triste, inesorabile. — Sono lieta del tuo gradimento, Signore delle Stelle — disse poi, riprendendo a misurare a lenti passi la sala. Rocannon si mantenne al suo fianco. — Mogien desidera venire, per amicizia verso di te e per amore dell'avventura; e tu, un grande Signore votato a una missione pericolosa, desideri la sua compagnia. Penso quindi che la sua giusta strada consista nel seguirti; di questo non ho dubbi. Ma ti dico ora, questa mattina, nella Sala Lunga, affinch#233; tu ricordandolo non tema il mio biasimo al tuo ritorno: non credo che far#224; ritorno con te. — Ma, Signora, #232; l'erede di Hallan. Haldre continu#242; a passeggiare in silenzio per qualche tempo, si volt#242; quando giunse in fondo alla sala, dove pendeva un arazzo ingiallito con il passare del tempo e raffigurante una battaglia tra uomini dai capelli biondi e giganti alati, e infine riprese a parlare. — Hallan trover#224; altri eredi — disse. La sua voce era tranquilla, ma fredda e amara. — Voi Signori delle Stelle siete nuovamente tra noi, e ci portate nuove usanze e nuove guerre. Reohan #232; ridotto in polvere; quanto resister#224; Hallan? Il mondo stesso #232; diventato un granello di sabbia sulle rive della notte. Oggi tutte le cose stanno cambiando. Io sono certa di un fatto: che sulla mia famiglia pesa un'ombra oscura. Mia madre, che tu hai conosciuto, si perse nella foresta, seguendo la propria follia; mio padre venne ucciso in battaglia, mio marito dal tradimento; quando mi nacque un figlio, il mio spirito pianse, pur tra la gioia, prevedendo che avrebbe avuto vita breve. Una simile sorte non #232; motivo di afflizione per lui; #232; un Angya, porta due spade. Ma la parte d'oscurit#224; a me spettante consiste nel reggere da sola un dominio in via di estinzione, di continuare a vivere, sopravvivendo a tutti… Rimase in silenzio per qualche istante, poi riprese: — Ti occorrer#224; certamente un tesoro pi#249; grande di quanto ti possa dare io, per aprirti la strada o per salvarti la vita. Prendi questa. La do a te, Rokanan, non a Mogien. Essa non comporta alcuna oscurit#224;, per te. Era tua un tempo, nella citt#224; all'altro capo della notte. Per noi #232; stata soltanto un peso e un'ombra. Riprendila, Signore delle Stelle, Usala come riscatto, o come dono. Sfil#242; dal collo l'oro e la grande pietra azzurra della collana che era costata a sua madre la vita, e la porse a Rocannon. Egli l'accett#242;, ascoltando quasi con terrore il gelido tintinnio delle maglie, e sollev#242; lo sguardo in direzione di Haldre. Lei lo fiss#242;, alta, con gli occhi azzurri che sembravano scuri nella penombra della sala. — Ora prendi con te mio figlio, Signore delle Stelle — disse, — Che il tuo nemico possa morire senza figli. Luci di torce, fumo, ombre che si affrettavano nella corte del volo del castello, voci di bestie e di uomini, chiasso e confusione, tutto scomparve in pochi battiti d'ala del grifone dal manto a strisce cavalcato da Rocannon. Hallan giacque dietro di loro, simile a un debole punto di luce sullo sfondo della scura curva delle montagne, e l'unico suono era il fruscio delle grandi ali che si sollevavano per poi ridiscendere. Il cielo, dietro le loro spalle, a occidente, era chiaro, e Grandestella ardeva come un cristallo luminoso, annunciando il levar del sole, ma mancava ancora molto tempo al sorgere dell'alba. I giorni, le notti e i crepuscoli erano lenti e maestosi, su quel pianeta che impiegava trenta ore per una rotazione intorno all'asse. E anche l'incedere delle stagioni era altrettanto lento: si era all'alba dell'equinozio di primavera, e li attendevano quattrocento giorni di primavera e d'estate. — Nei castelli dei monti canteranno ballate su di noi — disse Kyo, che cavalcava a postiglione dietro Rocannon. — Racconteranno che l'Errante e i suoi compagni cavalcarono verso sud, attraverso il cielo, nell'oscurit#224; che precede la primavera… — Rise piano. Sotto di loro, le montagne e le ricche pianure dell'Angien si stendevano come un paesaggio dipinto su seta grigia, rischiarandosi a poco a poco; e infine risplendettero di colori vivaci e d'ombra quando, alle loro spalle, sorse il sole maestoso. A mezzogiorno riposarono un paio d'ore sulla riva del fiume di cui stavano seguendo il corso fino al mare; al tramonto presero terra nella corte di un piccolo castello, costruito, come tutti i castelli degli Angyar, sulla cima di un monte, accanto a una curva del fiume. Vennero accolti dal Signore del luogo e dai suoi vassalli. Il Signore del castello era visibilmente incuriosito, vedendo un Fian che volava su un destriero del vento, insieme con il Signore di Hallan, con quattro plebei, e con un individuo che parlava in modo strano, che vestiva come un Signore, ma che non portava spade e che era pallido come un plebeo. In realt#224;, tra le due caste, quella degli Angyar e quella degli Olgyior, le mescolanze erano pi#249; diffuse di quanto fossero disposti ad ammettere molti Angyar: c'erano guerrieri dalla pelle chiara, e servitori dai capelli biondi. Ma queir «Errante» si scostava un po' troppo dalle norme. Non volendo diffondere ulteriormente la notizia della sua presenza sul pianeta, Rocannon non parl#242; di s#233;, e il padrone di casa non os#242; rivolgere domande all'erede di Hallan; fu cos#236; che, se mai venne a sapere l'identit#224; di quegli strani ospiti, la seppe da qualche menestrello che cantava la storia della spedizione, qualche anno pi#249; tardi. Il giorno successivo trascorse nello stesso modo per i sette viaggiatori, che volarono alti sull'incantevole paesaggio. Passarono la notte in un villaggio Olgyior situato accanto al fiume, e il terzo giorno giunsero in una zona sconosciuta allo stesso Mogien. Il fiume, curvando verso sud, disegnava cerchi e anse, le montagne si erano distese, dando Luogo a vasti pianori, e dinanzi a loro, mollo lontano, il ciclo rifletteva una pallida luce. Nel pomeriggio inoltrato giunsero a un castello isolato che sorgeva su una bianca scogliera, al di l#224; della quale si stendevano una lunga distesa di lagune e di sabbia grigia, e infine il mare aperto. Smontando di sella anchilosato, stanco, e con gli orecchi che gli ronzavano a causa del moto e del vento, Rocannon la giudic#242; la pi#249; miserabile fortezza Angyar che avesse mai visto: un gruppetto di capanne simili a pulcini bagnati, raccolte sotto le ali di un forte tozzo e dall'aspetto logoro. Dalle stradicciole li osservavano certi plebei pallidi, di bassa statura. — Sembra che abbiano fatto razza con il Popolo d'Argilla — disse Mogien, con una smorfia. — Questa #232; l'entrata, e il castello si chiama Tolen, se il vento non ci ha portato fuori strada. Ehi! Signori di Tolen, ci sono ospiti alla porta! Dal castello non giunse alcun rumore. — Le porte di Tolen dondolano al vento — disse Kyo, e tutti, solo allora, si accorsero che le doppie porte di legno rinforzato da lastre di bronzo erano scardinate, e lasciavano entrare nel castello il freddo vento marino che soffiava fra le casupole. Mogien le spalanc#242; con la punta della spada: all'interno c'erano solo l'oscurit#224;, un frullo d'ali, come di piccoli animali disturbati dal rumore, e un odore sgradevole. — I Signori di Tolen non hanno aspettato l'arrivo degli ospiti — disse Mogien. — Bene, Yahan, parla a quella brutta gente e trovaci un riparo per la notte. Il giovane plebeo si rec#242; a parlare con gli abitanti del villaggio, che si erano radunati in un angolo del cortile per osservare i nuovi venuti. Uno di loro raccolse il coraggio necessario per farsi avanti, si inchin#242;, e, camminando di lato come una creatura degli scogli marini, parl#242; in tono deferente con Yahan. Rocannon riusc#236; a seguire solo in parte il dialetto Olgyior dell'uomo; comprese che il vecchio si scusava perch#233; il villaggio non aveva alloggi degni d#236; ospitare L'alto plebeo Raho si un#236; a Yahan, parlando in tono imperioso, ma il vecchio si limit#242; a inchinarsi, ad alzare le spalle e a mormorare, cosicch#233; fu Mogien stesso a doversi fare avanti. Secondo l'etichetta Angyar, un signore non poteva parlare di persona ai servi di un dominio diverso dal suo, ma Mogien sguain#242; una delle spade e la brand#236;, facendola scintillare nella scarsa luce della sera. Il vecchio allarg#242; le braccia, e con un'ultima protesta si avvi#242; zoppicando tra le stradine del villaggio. I viaggiatori lo seguirono; le ali ripiegate dei loro destrieri sfioravano i bassi tetti rossi, da entrambi i lati del passaggio. — Kyo, cosa sono i L'ometto sorrise, e non disse nulla. — Yahan, cosa significa quella parola, Il giovane plebeo, una persona tranquilla e candida, parve imbarazzato. — Be', Signore, un pedan #232;… uno che cammina in mezzo agli uomini… Rocannon annu#236;, facendo tesoro di quell'informazione, per piccola che fosse. Allorch#233; egli studiava la specie, prima di allearsi militarmente ad essa, aveva continuato a cercare dati sulla sua religione; sembrava che non avesse alcuna fede. Eppure era una specie disposta a credere ai pi#249; disparati aspetti del sovrannaturale. Accettavano gli incantesimi, le maledizioni, gli strani poteri come realt#224;, e il loro rapporto con la natura era profondamente animistico. Ma non avevano d#232;i. E adesso, finalmente, ecco una parola che faceva pensare al sovrannaturale. Non gli venne in mente, sul momento, che quella parola si riferisse a lui. Occorsero tre di quelle miserevoli capanne per ospitare i sette viaggiatori; i destrieri, troppo grossi per entrare in una casa del villaggio, dovettero rimanere fuori, legati. Le bestie si raccolsero tutte insieme, arruffando il pelo per proteggersi dal vento gelido proveniente dal mare. Il destriero di Rocannon, quello con il manto a strisce, continu#242; a grattare il muro e a lamentarsi con lunghi miagolii, finch#233; Kyo non usc#236; ad accarezzargli le orecchie. — Presto gli capiter#224; anche di peggio, povera bestia — disse Mogien, seduto con Rocannon accanto al focolare che riscaldava la capanna. — Odiano l'acqua. — A Hallan mi hai detto che non volano al di sopra dell'acqua, e questi contadini non hanno navi capaci di trasportarli. Come attraverseremo il canale? — Hai con te il ritratto della regione? — domand#242; Mogien. Gli Angyar non avevano carte geografiche, e Mogien era affascinato dalle cartine della Spedizione Geografica stampate nel Con il lungo, sottile dito indice, Mogien segu#236; sulla cartina la costa dei due continenti occidentali, nel tratto dove erano separati da un braccio di mare: la regione all'estremo sud di Angien, con due profondi golfi e un grasso promontorio che puntava a sud. Indic#242;, sull'altra sponda del canale, il capo pi#249; settentrionale del continente di sudovest, che Mogien chiamava «Fien». — Noi siamo qui — disse Rocannon, prendendo, dagli avanzi del pasto, una vertebra di pesce e appoggiandola sulla punta del promontorio. — E qui, se questi contadinacci fifoni e mangiapesci dicono la verit#224;, c'#232; un castello chiamato Plenot. — Mogien pos#242; sulla carta una seconda vertebra, un centimetro a est della precedente, e si sofferm#242; a contemplarla. — Una torre ha un aspetto molto simile, vista dall'alto. Quando ritorner#242; a Hallan, mander#242; cento uomini in ricognizione, in volo, perch#233; osservino il territorio: i loro disegni ci aiuteranno a scolpire un grande ritratto in pietra di tutto l'Angien. A Plenot troveremo le navi: probabilmente tutte le navi di questo villaggio, Tolen, e quelle del signore locale. Tra questi due Signori poveri c'#232; stata una faida, e per questo adesso Tolen #232; il dominio del vento e della notte. Cos#236; raccontava a Yahan quel vecchio. — Plenot ci prester#224; le navi? — Plenot non ci prester#224; un bel niente. Il signore di Plenot #232; un Esterno. Questo significava, nelle complicate regole che stabilivano i rapporti tra i feudi degli Angyar, un signore bandito dagli altri, fuorilegge, non legato al codice di ospitalit#224;, di vendetta, di restituzione. — Ha solo due destrieri — continu#242; Mogien, slacciandosi il cinturone per la notte. — E il suo castello, dicono, #232; di legno. Il mattino seguente, mentre volavano sottovento in direzione del castello di legno, una guardia li avvist#242; quasi nello stesso momento in cui essi avvistavano la torre. I due destrieri del castello furono in volo pochi istanti pi#249; tardi, e continuarono a girare in cerchio intorno alla torre. Qualche istante ancora e si poterono distinguere anche alcune piccole figure con archi, dietro le feritoie. Chiaramente, un signore Esterno non si aspettava che le visite fossero amichevoli. Rocannon cap#236; anche perch#233; i castelli degli Angyar fossero coperti da tetti che rendevano cupo e cavernoso il loro interno, ma che li proteggevano dagli attacchi aerei. Plenot era un piccolo castello, addirittura pi#249; rustico di quello di Tolen; gli mancava il villaggio di plebei, ed era appollaiato su una rupe nera sovrastante il mare; ma per povero che fosse, la fiducia di Mogien che sei uomini riuscissero a conquistarlo sembrava un po' eccessiva. Rocannon controll#242; le cinghie che gli assicuravano le cosce alla sella, impugn#242; pi#249; saldamente la lancia da volo che Mogien gli aveva dato, e imprec#242; contro se stesso e il proprio destino. Non era il posto adatto per un etnologo di quarantatr#233; anni. Mosien, che volava in testa a tutti sul suo animale nero, sollev#242; la lancia e grid#242;. La bestia di Rocannon abbass#242; la testa e si butt#242; anch'essa in pieno volo. Le ali bianche e grige salivano e scendevano come pale; il corpo lungo, ampio e leggero della bestia era teso e pulsava tutto, sotto i battiti del cuore possente. Il vento fischiava intorno a loro, e la torre di Plenot, coperta di paglia, sembrava avvicinarsi precipitosamente. I due grifoni che volavano intorno alla torre sollevarono la testa. Rocannon si appiatt#236; sulla schiena della bestia, preparandosi all'urto della sua lunga lancia. Sentiva crescere in s#233; una felicit#224;, un antico piacere: rise, per la gioia di essere portato dal vento. La torre e le sue due guardie alate si fecero sempre pi#249; vicine, finch#233;, d'improvviso, con un grido in falsetto, acutissimo e penetrante, Mogien scagli#242; la lancia, che attravers#242; l'aria come un fulmine argenteo. L'arma colp#236; in pieno petto uno dei difensori del castello; la forza dell'impatto fu tale da spezzargli le cinghie da coscia: l'uomo scivol#242; sui fianchi dell'animale e, con una traiettoria netta, apparentemente lenta, tocc#242; terra fra le onde che s'infrangevano tranquillamente sugli scogli coperti di spuma, cento metri pi#249; in basso. Senza badare al grifone privo di cavaliere, Mogien ingaggi#242; subito un duello con l'altra guardia, a corpo a corpo, cercando di colpire con la spada, schivando la lancia che l'altro, invece di lanciare, usava di punta e per parare. I quattro servitori di Mogien, montati sui loro grifoni bianchi e grigi, si libravano intorno ai combattenti come terribili colombe, pronti a intervenire, ma senza intromettersi nel duello del loro signore. Badavano soltanto a mantenersi fuori tiro, per evitare che le frecce, dal castello, forassero la cotta di cuoio che proteggeva la pancia dei grifoni. Ma d'improvviso tutti e quattro, lanciando l'urlo acutissimo che gi#224; aveva colpito sgradevolmente i timpani di Rocannon, si scagliarono verso i duellanti. Per un attimo ci fu una confusione di ali bianche e di lame scintillanti sospese a mezz'aria. Poi, da quel mucchio indistinto, cadde una figura che sembrava voler dormire nell'aria, rigirando le braccia e le gambe intorpidite per trovare la posizione giusta, e che infine urt#242; contro il tetto del castello e rimbalz#242; in basso, finendo la traiettoria su un duro letto di scogli. Ora Rocannon cap#236; perch#233; si fossero intromessi nel duello: la guardia, infrangendo le regole, aveva colpito il destriero invece del cavaliere. L'animale di Mogien, con un'ala nera macchiata di sangue rosso e cupo, cercava con fatica di raggiungere le dune. Accanto a Rocannon sfrecciarono i quattro plebei, lanciati all'inseguimento delle due bestie senza cavaliere, che stavano tornando indietro per raggiungere il castello e le sue tranquille scuderie. Rocannon blocc#242; la strada ai due animali, ponendosi tra loro e il cortile. Vide che Raho ne catturava uno lanciando abilmente una fune, e nello stesso momento sent#236; un urto al polpaccio. Sussult#242;, e con il suo brusco movimento impauri l'animale gi#224; eccitato; poi, per tenerlo a bada, tir#242; troppo forte le redini, e la bestia curv#242; la schiena: per la prima volta da quando Rocannon era salito sulla sua groppa, il destriero cercava di disarcionarlo, saltando e impennandosi nell'aria, in alto sul castello. Le frecce fischiavano intorno a Rocannon come una grandinata al contrario. Davanti a lui passarono come saette i quattro plebei e Mogien, che adesso era montato su una bestia dagli occhi feroci e dal manto giallo. Gridavano e ridevano. Il destriero di Rocannon si calm#242; e segu#236; i compagni. — Prendi, Signore delle Stelle! — esclam#242; Yahan, e Rocannon scorse una sorta di cometa dalla coda nera, lanciata verso di lui. La afferr#242; istintivamente, per autodifesa, e vide che era una torcia di resina, accesa. Si un#236; agli altri, che volavano in cerchio intorno alla torre, a distanza ravvicinata, con l'intenzione di appiccare fuoco al tetto di paglia e ai travicelli di legno che lo sorreggevano. — Hai una freccia nella gamba sinistra — Mogien grid#242;, mentre lo sorpassava. Rocannon si limit#242; a ridere allegramente, lanciando la torcia dritta in una feritoia, dove era appostato un arciere. — Bel colpo! — fece Mogien, e and#242; a gettarsi a capofitto sul tetto della torre, per rialzarsi poi tra un mare di fiamme. Yahan e Raho erano ritornati con fasci di torce fumanti, dopo essere andati sulle dune ad accenderle, e le gettavano dovunque ci fossero canne e legno da incendiare. La torre era ormai una cascata di scintille, e i destrieri, infuriati sia perch#233; venivano continuamente trattenuti con le redini, sia perch#233; si sentivano colpire dalle scintille, cercavano di tuffarsi verso i tetti del castello, ruggendo in modo orribile. I difensori del castello avevano smesso di lanciare frecce, e dopo qualche momento un uomo usc#236; nel cortile: aveva un elmo che sembrava un'insalatiera di legno, e sollevava sulla testa un oggetto che dapprima parve a Rocannon uno specchio, ma che era una bacinella piena d'acqua. Dando uno strattone alle redini dell'animale giallo su cui era montato, e che cercava ancora di ritornare alla scuderia, Mogien si port#242; al di sopra dell'uomo ed esclam#242;: — Parla, presto! I miei uomini sono andati ad accendere altre torce! — Di quale feudo sei, Signore? — Hallan! — Il Signore-Esterno di Plenot chiede una tregua per spegnere l'incendio, Signore di Hallan! — In cambio della vita e dei beni degli uomini di Tolen, te la concedo. — Cos#236; sia — esclam#242; l'uomo, e, sempre tenendo alta la bacinella piena d'acqua, rientr#242; nel castello. Gli assalitori si ritirarono sulle dune, e la gente di Plenot corse alle pompe, formando una fila che si passava i secchi d'acqua. La torre bruci#242; totalmente, ma le pareti e i tetti del castello si salvarono. Gli abitanti del castello erano una ventina o poco pi#249;, comprese le donne. Quando i fuochi furono spenti, un gruppo di persone usc#236; dal portone, attravers#242; il promontorio roccioso e raggiunse le dune. Davanti a tutti veniva un uomo alto e magro, che aveva la pelle color guscio di noce e i capelli di fiamma degli Angyar; dietro di lui venivano due soldati che ancora portavano il loro curioso elmo a insalatiera, e per ultimo un gruppetto di sei, tra uomini e donne, vestiti di stracci, che si guardavano intorno con aria rassegnata. L'uomo alto teneva ancora nelle mani la ciotola piena d'acqua. — Sono Ogoren di Plenot — disse, — Signore-Esterno di questo feudo. — Sono Mogien, erede di Hallan. — La vita della gente di Tolen #232; tua, Signore. — Indic#242; con un cenno del capo il gruppo lacero. — A Tolen non c'erano beni. — C'erano due navi, Esterno. — Dal nord viene volando il drago, e tutto vede — borbott#242; Ogoren, irritato. — Le navi di Tolen sono tue. — E tu riavrai i destrieri quando le navi saranno ormeggiate a Tolen — disse Mogien, magnanimo. — Da quale altro signore ho avuto l'onore di essere sconfitto? — domand#242; Ogoren, adocchiando Rocannon, che indossava l'equipaggiamento e la corazza di bronzo dei guerrieri Angyar, ma che non aveva spada. Anche Mogien fissava l'amico, e Rocannon rispose con il primo appellativo che gli venne in mente: il nome con cui lo chiamava Kyo. — Sono Olhor — disse, — l'Errante. Ogoren lo fiss#242; con un'espressione strana, poi rivolse un inchino a tutt'e due e disse: — La ciotola #232; piena, Signori. — Che l'acqua non si versi, e che il patto non sia spezzato! Ogoren volt#242; loro le spalle e ritorn#242; con i suoi due uomini al forte che ancora fumava. Non degn#242; di una sola occhiata i prigionieri liberati, che si erano raccolti in un gruppetto. A questi ultimi, Mogien disse soltanto: — Conducete con voi il mio destriero; ha un'ala ferita. — Poi, risalendo sulla bestia gialla del castello di Plenot, si alz#242; in volo. Rocannon lo segu#236;, voltandosi indietro a guardare il triste gruppetto che faceva lentamente ritorno a casa, nel castello in rovina. Quando raggiunsero Tolen, il suo spirito combattivo si era ormai spento; aveva ripreso a darsi dello sciocco. C'era davvero una freccia, piantata nel suo polpaccio sinistro: la vide quando smont#242; di sella, sulla duna. Non sent#236; alcun dolore, finch#233; non fece una sciocchezza: la strapp#242; via, senza prima assicurarsi che la punta non fosse uncinata (come era in realt#224;). Gli Angyar non usavano veleno, ma c'era sempre il rischio di un'infezione. Influenzato dal coraggio dei compagni, si era vergognato di indossare la sua tuta difensiva, quasi invisibile, in occasione dell'incursione. Pur possedendo un'armatura capace di resistere a un laser, aveva rischiato di morire in quel maledetto tugurio per la scalfittura di una freccia dalla punta di bronzo. Era partito per salvare un pianeta, e a malapena era riuscito a salvare la pelle. Il pi#249; vecchio dei quattro servitori venuti da Hallan, un individuo tranquillo e tarchiato chiamato Iot, entr#242; nella capanna, e quasi senza fare parola, gentilmente, si inginocchi#242; e lav#242; la ferita di Rocannon, coprendola con una fasciatura. Poi giunse Mogien, che era ancora vestito da battaglia: sembrava alto tre metri a causa dell'elmetto con la cresta, e largo un metro e mezzo a causa delle grandi spalline rigide, simili ad ali. Dietro di lui venne Kyo, silenzioso come un bambino in mezzo ai guerrieri di una razza pi#249; forte. Poi entrarono Yahan, Raho e il giovane Bien; il pavimento cigol#242; sotto tutto quel peso, quando si sedettero attorno al focolare. Yahan riemp#236; sette coppe dall'orlo d'argento, e Mogien, con gravit#224;, le pass#242; agli altri. Tutti bevvero. Rocannon cominci#242; a sentirsi meglio. Mogien gli domand#242; della sua ferita, e Rocannon si sent#236; ancora meglio. Bevvero altro Cant#242; di Durholde di Hallan che aveva liberato i prigionieri di Korhalt, al tempo del Signore Rosso, oltre le paludi di Born; e quando ebbe descritto la stirpe di ciascun guerriero che aveva preso parte alla battaglia, nonch#233; ciascun colpo da lui sferrato, attacc#242; con la liberazione della gente di Tolen e con l'incendio della Torre di Plenot, con la torcia dell'Errante che ardeva in mezzo a una pioggia di frecce, con il possente colpo inferto da Mogien erede di Hallan, con la lancia scagliata nel vento che raggiungeva il suo bersaglio come l'infallibile lancia di Hendin nei giorni antichi. Semiubriaco, soddisfatto, Rocannon si lasci#242; portare dal fiume del canto, ormai convinto di essere totalmente legato, con un patto sancito dal sangue versato quel giorno, al pianeta dove si trovava: un mondo su cui era giunto come uno straniero, dall'abisso della notte. Solo di tanto in tanto, accanto a lui, percepiva la presenza del piccolo Fian, sorridente, estraneo, sereno. |
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