"Il mondo di Rocannon" - читать интересную книгу автора (Le Guin Ursula)

CAPITOLO SECONDO

La sera del secondo giorno, Rocannon aveva i muscoli indolenziti e la pelle irritata dal vento, ma aveva imparato a stare seduto senza fatica sull'alta sella e a guidare con una certa abilit#224; la grande bestia volante proveniente dalle scuderie di Hallan.

L'aria arrossata dal sole che tramontava molto lentamente si stendeva sopra e sotto di lui, come una serie di strati di luce, simili a cristalli rosati. I destrieri volavano molto in alto, per rimanere quanto pi#249; possibile al sole, poich#233;, come grandi gatti, amavano il caldo.

Mogien, sul suo nero animale da caccia (come definirlo, si chiedeva Rocannon, uno stallone o un micio?), si sporgeva dalla sella per osservare il terreno sottostante, alla ricerca di un luogo adatto per accamparsi: i grifoni non amavano volare al buio. Due plebei volavano dietro di loro, montati su animali bianchi, pi#249; piccoli, le cui ali, al riverbero del grande sole Fomalhaut, assumevano un colore rosato.

— Guarda laggi#249;, Signore delle Stelle!

Il grifone di Rocannon ringhi#242; e sollev#242; la testa, scorgendo l'oggetto indicato da Mogien: un piccolo oggetto nero che attraversava lentamente il cielo davanti a loro, a un'altitudine assai inferiore, e che interrompeva la quiete del tramonto con un rumore di pale.

Rocannon, con un braccio, fece segno di scendere subito a terra. Nella radura dove atterrarono, Mogien domand#242;: — Era una nave come la tua, Signore delle Stelle?

— No, #232; una nave che non pu#242; lasciare il pianeta: un elicottero. Se e qui, devono averlo portato con una nave molto pi#249; grande della mia, una fregata stellare o un trasporto. Devono essere arrivati in forze. E devono essere arrivati prima di me. Comunque, mi chiedo che intenzioni possano avere, per venire qui con bombardieri ed elicotteri… Possono colpirci mentre siamo in volo, da una distanza grandissima. Dovremo stare molto attenti a non farci scorgere, Lord Mogicn.

— Quella macchina veniva dalla direzione dei Campi d'Argilla. Spero che non ci abbiano preceduto laggi#249;.

Rocannon si limit#242; ad assentire con il capo, profondamente incollerito alla vista di quella macchia nera sul chiarore del tramonto, di quello scarafaggio su un mondo lindo e pulito. Coloro che avevano bombardato a vista una nave esploratrice disarmata, evidentemente avevano l'intenzione di esplorare a loro volta il pianeta e di prenderne possesso, per colonizzarlo o per adibirlo a usi militari. Quanto alle forme di vita a intelligenza elevata presenti sul pianeta, che ammontavano ad almeno tre specie, tutte a basso livello tecnologico, le avrebbero ignorate, oppure le avrebbero rese schiave o le avrebbero spazzate via, a seconda della propria convenienza. Per un popolo aggressivo, infatti, solo la tecnologia aveva importanza.

E a questo proposito, pensava Rocannon, mentre i plebei toglievano le selle ai destrieri e li lasciavano liberi per la caccia notturna, ecco forse il punto di debolezza della Lega. Solo la tecnologia aveva importanza. Le due missioni giunte su quel mondo nei cent'anni precedenti avevano subito cominciato a spingere una delle specie verso la tecnologia preatomica, prima ancora di esplorare gli altri continenti, addirittura prima di essere entrati in contatto con tutte le altre razze intelligenti che esistevano su quel mondo.

Rocannon aveva messo fine a un simile stato di cose, e infine era riuscito a portare sul pianeta la propria Missione Etnografica, incaricata di imparare finalmente qualcosa sui suoi abitanti; ma non si illudeva. Anche il suo lavoro, in ultima analisi, sarebbe servito unicamente come base informativa per spingere al progresso tecnologico le specie e le culture pi#249; adatte. Era questo il modo in cui la Lega di Tutti i Mondi si preparava a combattere il suo nemico finale.

Cento mondi erano stati addestrati e armati, altri mille apprendevano l'uso della ruota e dell'acciaio, del trattore e del reattore. Ma Rocannon l'etnologo, il cui lavoro consisteva nell'imparare, non nell'insegnare, e che era vissuto su molti mondi tecnologicamente arretrati, non era convinto che la soluzione pi#249; saggia consistesse nel puntare ogni cosa sull'uso delle armi e delle macchine.

Dominata dalle specie umanoidi aggressive e tecniche del Centauro, della Terra e di Tau Ceti, la Lega aveva trascurato certe altre capacit#224;, certi altri poteri, certe potenzialit#224; della vita intelligente, e dava i propri giudizi in base a criteri troppo ristretti.

Quel pianeta, che non aveva neppure un nome diverso dalla sua sigla, Fomalhaut II, non avrebbe mai richiamato molta attenzione su di s#233;, poich#233;, prima dell'arrivo della Lega, nessuna delle sue specie sembrava essersi spinta molto pi#249; in l#224; della leva e della forgia. Altre razze di altri mondi potevano venir fatte progredire pi#249; rapidamente, per contribuire alla lotta contro il nemico proveniente dall'esterno della Galassia, una volta che questi tornasse.

Del resto, questo stato di cose era inevitabile. Pens#242; a Mogien, che si offriva di combattere con le spade di Hallan contro una flotta di bombardieri a velocit#224;-luce. Ma che dire, se i bombardieri a velocit#224;-luce, e perfino quelli ultra-luce, si fossero rivelati poco pi#249; efficaci delle spade di bronzo, al confronto con le armi del Nemico? E se le armi del Nemico fossero state armi mentali? Non sarebbe stato meglio imparare qualcosa sulle varie forme in cui si presenta la mente, e sui suoi poteri?

La politica della Lega era troppo limitata; portava a un eccessivo spreco, e adesso, evidentemente, aveva condotto alla ribellione. Se la tempesta che covava su Faraday dieci anni prima era adesso scoppiata, ci#242; significava che un giovane mondo della Lega, dopo avere imparato rapidamente l'arte della guerra, dopo avere ricevuto le armi, stava ora cercando di costruirsi un proprio impero tra le stelle.

Egli, Mogien e i due servitori dai capelli bruni consumarono pagnotte di buon pane nero cotto nelle cucine di Hallan, bevvero giallo vaskan da una borraccia di pelle, e presto s'addormentarono. Tutt'intorno al loro piccolo fuoco sorgevano altissimi gli alberi della foresta: rami scuri carichi di lunghe pigne chiuse, scure anch'esse. Nella notte, una pioggia fredda e sottile bisbigli#242; attraverso la foresta. Rocannon si infil#242; ancor pi#249; profondamente nel sacco a pelo di piumosa pelliccia di helidor, e dorm#236; per tutta la lunga notte, accompagnato dal bisbiglio della pioggia. I destrieri del vento fecero ritorno all'alba, e alle prime luci del giorno i quattro viaggiatori erano gi#224; in volo, portati da un vento che spirava in direzione dei pallidi territori vicino al golfo dove abitavano gli Uomini d'Argilla.

Atterrando verso mezzogiorno su un campo di grezza argilla, Rocannon e i due servitori, Raho e Yahan, si guardarono attorno con sorpresa, non scorgendo segno di vita. Mogien, con l'assoluta certezza della sua casta, si limit#242; a dire: — Arriveranno…

E infatti arrivarono: i tozzi ominoidi che Rocannon aveva gi#224; visto nel museo, anni prima. Ne arrivarono sei, la cui statura giungeva al petto di Rocannon, o alla cintura di Mogien. Erano nudi, avevano la pelle di un colore grigiastro simile a quello dei loro campi d'argilla, e tutto sommato il loro aspetto era poco invitante. Quando parlarono, Rocannon prov#242; una strana impressione: era impossibile determinare chi parlasse. Sembrava che parlassero tutti insieme, con un'unica voce profonda.

Parziale telepatia coloniale. Rocannon ricord#242; le parole della Guida, e guard#242; con rispetto gli ometti sgraziati e il loro raro dono. I suoi tre alti compagni non condividevano il suo entusiasmo. Avevano un aspetto irritato.

— Che cosa cercano gli Angyar e i servi degli Angyar nei campi dei Signori della Notte? — domand#242; uno degli Uomini d'Argilla (o tutti insieme), parlando in Lingua Comune, un dialetto Angyar usato da tutte le specie.

— Sono il Signore di Hallan — disse Mogien, che appariva gigantesco. — Con me #232; qui Rokanan, padrone delle stelle e delle strade, che attraversano la notte, servitore della Lega di Tutti i Mondi, ospite e amico del Clan di Hallan. Grandi onori gli sono dovuti! Conduceteci da chi #232; adatto a parlare con lui. Ci sono parole che dovranno essere pronunciate, perch#233; presto nevicher#224; nell'annocaldo, i venti soffieranno al contrario e gli alberi cresceranno con la cima piantata nella terra, e le radici nell'aria! — Le parole dell'Angyar costituivano un vero piacere per l'orecchio, pens#242; Rocannon, anche se non erano certamente capolavori di diplomazia.

Gli Uomini d'Argilla rimasero immobili davanti a loro, perplessi e in silenzio. — #200; davvero cos#236;? — domand#242; infine uno di loro.

— S#236;, e il mare si trasformer#224; in legno, e le pietre metteranno i piedi! Portateci dai vostri capi, i quali sanno cos'#232; un Signore delle Stelle, e non perdiamo altro tempo!

Cadde nuovamente il silenzio. Fermo in mezzo ai piccoli trogloditi, Rocannon prov#242; una strana sensazione, come di ronzii di mosche che gli volassero intorno alle orecchie. Gli Gdemiar stavano confabulando con la mente.

— Venite — dissero gli Uomini di Argilla, a voce alta, e si incamminarono sul campo coperto di leggera fanghiglia. Raggiunto un punto in mezzo alla spianata, si chinarono fino a terra e poi si scostarono, rivelando un foro nel terreno e una scala a pioli che ne usciva: l'ingresso al Regno della Notte.

I servitori rimasero in attesa con i grifoni, mentre Rocannon e Mogien scesero in un labirinto sotterraneo di gallerie scavate nel tufo e con il pavimento di cemento, illuminate dalla luce elettrica, in cui stagnava un forte odore di sudore e di cibi ammuffiti. Camminando silenziosamente dietro di loro, le guardie li condussero in una camera male illuminata, sferica, simile a una bolla in uno spesso strato di roccia, e li lasciarono soli.

Rimasero in attesa. L'attesa si prolung#242;.

Perch#233; diavolo, si domandava Rocannon, la prima missione esplorativa aveva scelto proprio quella razza come possibili futuri membri della Lega? E pensava di avere la spiegazione, anche se si trattava di una considerazione un po' maliziosa. Le prime missioni provenivano dal freddo Centauro, e gli esploratori si erano affrettati a precipitarsi nelle caverne degli Gdemiar, felici di sottrarsi alla luce accecante, e al calore del grande sole di tipo A-3. Secondo i centauriani, le razze dotate di buon senso vivevano sottoterra, su mondi come quello.

Per Rocannon, invece, il sole caldo e bianco e le notti illuminate da un sistema di quattro lune, le grandi escursioni climatiche e i venti perennemente agitati, l'aria ricca di aromi vegetali e la gravit#224; leggera, che aveva portato allo sviluppo di numerosissime specie animali capaci di volare, risultavano perfettamente compatibili, e anzi, molto piacevoli. Ma questo, si sent#236; in dovere di aggiungere, significava che anche lui aveva le sue prevenzioni, e che il suo giudizio sugli Gdemiar era ancor meno corretto di quello dei centauriani.

Gli Gdemiar erano molto intelligenti, di questo non c'era dubbio. Inoltre, erano telepatici: un potere assai pi#249; raro, e assai meno conosciuto, dell'elettricit#224;, ma le prime spedizioni non avevano dato peso alla cosa. Avevano dato agli Gdemiar un generatore e una nave a circuito chiuso, qualche libro di matematica, una pacca sulla spalla, e poi se ne erano andate. Che cosa aveva fatto, da quel momento in poi, il piccolo popolo? Lo domand#242; a Mogien.

Il giovane signore, che in tutta la sua vita non doveva avere visto molto pi#249; che una candela o una torcia impregnata di resina, lanci#242; uno sguardo privo di interesse alle lampadine che pendevano dal soffitto. — Sono sempre stati bravi a fabbricare le cose — disse, con la sua sorprendente, incisiva arroganza.

— E negli ultimi tempi hanno prodotto nuovi generi di oggetti?

— Noi acquistiamo le spade dagli Uomini d'Argilla; gi#224; all'epoca di mio nonno avevano fabbri capaci di lavorare l'acciaio; non so se li avessero prima. La mia gente coabita da molto tempo con gli Uomini d'Argilla, li lascia scavare i loro buchi nelle nostre terre di confine, e paga in argento le spade.

«Si dice che siano ricchi, ma il codice d'onore proibisce di assalirli. Le guerre tra specie diverse sono disonorevoli, lo sai anche tu. Perfino mio nonno Durhal, quando venne qui a cercare sua moglie, pensando che gli Uomini d'Argilla l'avessero rapita, non volle rompere il divieto costringendoli a parlare con la forza. Gli Uomini d'Argilla, se gli lasci la possibilit#224;, non ti diranno mai una menzogna, ma neppure ti diranno l'intera verit#224;. Noi non abbiamo molta simpatia per loro, e loro non ne hanno per noi; credo che ricordino vecchi tempi in cui non c'era ancora il divieto d'onore di assalirli. Sono senza coraggio.

Una voce poderosa rimbomb#242; alle loro spalle: — Inchinatevi al cospetto dei Signori della Notte!

Rocannon e Mogien si voltarono di scatto: il primo port#242; la mano alla pistola laser, il secondo impugn#242; entrambe le spade; ma Rocannon scorse immediatamente l'altoparlante inserito nella parete, e mormor#242; a Mogien: — Non rispondere.

— Parlate, o stranieri nelle Caverne dei Signori della Notte! — Il solo rumore sarebbe risultato intimidatorio, tanto era alto il volume dell'altoparlante, ma Mogien non trad#236; alcuna sorpresa: si limit#242; ad atteggiare le sopracciglia a un'espressione indolente, e dopo qualche momento domand#242;, con il tono di chi fa conversazione:

— Ora che hai viaggiato sul destriero del vento per tre giorni, Lord Rokanan, cominci ad apprezzare il piacere del volo?

— Parlate, e sarete ascoltati! — latr#242; l'altoparlante.

— Oh, certamente — disse Rocannon, rispondendo alla domanda del Signore di Hallan. — E il destriero dal mantello a strisce #232; agile come la brezza dell'ovest in pieno annocaldo. — Quest'ultimo era un complimento origliato da Rocannon qualche giorno prima, mentre era a tavola nella Sala dei Banchetti.

— #200; di un ottimo sangue.

— Parlate! Vi ascoltiamo!

Continuarono a chiacchierare affabilmente, con l'allevamento dei destrieri come argomento principale, mentre l'altoparlante li interrompeva di tanto in tanto con il suo suono assordante.

Infine, dalla galleria spuntarono due Uomini d'Argilla. — Venite — dissero, con voce opaca. Li condussero attraverso un altro labirinto di gallerie, fino a giungere ad una piccola linea ferroviaria elettrica, molto ben costruita e assai lustra, che sembrava un gigantesco giocattolo, ma che funzionava in modo perfetto. Percorsero un buon numero di chilometri a ottima andatura, lasciando la zona tufacea per addentrarsi in un'area dove le gallerie erano scavate nel calcare. La stazione d'arrivo era situata ai confini di una grande sala illuminata a giorno: all'opposta estremit#224; della sala, su un'alta predella, c'era un terzetto di trogloditi, in piedi, che parevano in attesa del loro arrivo.

A tutta prima, Rocannon non riusc#236; a distinguerli l'uno dall'altro (cosa poco onorevole per un etnologo, ma che aveva gi#224; avuto numerosi precedenti storici: i cinesi che erano sembrati tutti uguali agli occhi degli olandesi, i russi che lo erano sembrati ai centauriani…). Poi osserv#242; l'Uomo d'Argilla al centro del terzetto: una faccia pallida e coperta di rughe, uno sguardo fiero sotto la coroncina d'acciaio che portava sulla fronte.

— Che cosa cerca il Signore delle Stelle nelle Caverne dei Possenti?

I formalismi della Lingua Comune erano perfettamente adatti a esprimere le idee di Rocannon. Egli disse: — Speravo di poter venire come ospite nelle vostre caverne, per apprendere gli usi dei Signori della Notte e per rimirare le meraviglie che essi sanno costruire. E ancora spero di poterlo fare in futuro. Ma si stanno consumando atti scellerati, e devo presentarmi di fretta, spinto dalla necessit#224;. Sono un funzionario della Lega di Tutti i Mondi. Vi chiedo di accompagnarmi alla nave che la Lega vi ha affidato come prova della sua fiducia.

I tre Gdemiar continuarono a fissarlo, impassibili. La pedana li portava al livello di Rocannon, e, visti da pari a pari, i loro volti larghi, dall'et#224; imprecisabile, i loro occhi dallo sguardo di pietra, erano impressionanti. Poi, grottescamente, quello pi#249; a sinistra disse, in Galattico commerciale: — Niente nave.

— Eppure, la nave c'#232; — obbiett#242; Rocannon.

Dopo qualche attimo, colui che aveva parlato ripet#233;, con tono ambiguo: — Niente nave.

— Parlate la Lingua Comune. Chiedo il vostro aiuto. Su questo mondo c'#232; un nemico della Lega. Non sar#224; pi#249; il vostro mondo, se aiuterete quel nemico.

— Niente nave — disse l'Uomo d'Argilla a sinistra. Gli altri due rimasero immobili come stalagmiti.

— Allora, dovr#242; dire agli altri Signori della Lega che il Popolo dell'Argilla ha tradito la loro fiducia e che dunque #232; indegno di combattere nella Guerra che Verr#224;?

Silenzio.

— La fiducia deve esserci da entrambe le parti, altrimenti non pu#242; esistere — disse l'Uomo d'Argilla posto al centro, parlando in Lingua Comune. Era quello che portava la coroncina.

— Verrei a chiedere il vostro aiuto se non mi fidassi di voi? Vi chiedo di fare almeno una cosa per me: mandate la nave a Kerguelen con un messaggio. Non c'#232; bisogno che vi salga una persona, perdendo gli anni; la nave pu#242; andarci da sola.

Ancora silenzio.

— Niente nave — disse quello a sinistra, con la sua voce dura.

— Vieni, Lord Mogien — disse Rocannon, e volt#242; le spalle ai tre Gdmiar.

— Coloro che tradiscono i Signori delle Stelle — disse Mogien, con la sua voce chiara e arrogante, — tradiscono patti ancora pi#249; antichi. Un tempo ci avete fabbricato le spade, Uomini d'Argilla. Quelle spade non sono arrugginite. — Si allontan#242; a grandi falcate, a fianco di Rocannon. Seguirono le loro guide tozze e grige, che li accompagnarono in silenzio, fino alla ferrovia, poi nel labirinto di corridoi umidi; infine uscirono nuovamente alla luce del giorno.

Volarono verso ovest per qualche chilometro, allo scopo di allontanarsi dal territorio degli Uomini d'Argilla, e atterrarono sugli argini di un fiume, per fare il punto della situazione.

Mogien sentiva di avere deluso le aspettative dell'ospite; non era abituato a vedere ostacolata la sua generosit#224;, e la sua sicurezza di s#233; era un po' scossa.

— Insetti delle caverne! — esclam#242;. — Vermi codardi! Non sono mai capaci di dire schiettamente ci#242; che hanno fatto o che intendono fare. Tutti i Piccoli Popoli sono come loro, perfino i Fiia. Ma almeno dei Fiia ci si pu#242; fidare. Pensi che gli Uomini d'Argilla abbiano consegnato la nave al nemico?

— Come potrei dirlo?

— Io so una cosa, comunque: non la darebbero a nessuno, a meno che non gliela pagassero il doppio del suo valore! La roba, la roba… pensano soltanto ad accumulare roba. Cosa diceva quello pi#249; vecchio, che la fiducia deve esserci da entrambe le parti?

— Penso che volesse dire questo: che la sua gente ritiene che noi, intendo dire la Lega, l'abbiamo ingannata. Prima li abbiamo incoraggiati, poi, da un momento all'altro, li abbandoniamo per cinquant'anni, non gli mandiamo nessun messaggio, scoraggiamo la loro venuta, gli diciamo di provvedere a se stessi.

«E il responsabile di questo voltafaccia sono io, anche se quelli non lo sanno. Perch#233; dovrebbero venirmi incontro, in fin dei conti? Non credo che abbiano parlato con il nemico, almeno per ora. Ma anche se gli avessero dato la nave, la cosa sarebbe poco importante. Il nemico non pu#242; farne molto uso: la pu#242; usare meno ancora di me. — Rocannon fiss#242; lo sguardo sulle acque luminose del fiume, chinando la testa.

— Rokanan — disse Mogien, parlandogli per la prima volta come si parlava a un consanguineo, senza titoli onorifici. — Vicino a questa foresta abitano i miei cugini di Kyodor. #200; un forte castello, trenta spade Angyar e tre villaggi di plebei. Ci aiuteranno a punire il Popolo d'Argilla della sua insolenza…

— No — disse Rocannon. — Di' alla tua gente di tenere d'occhio gli Uomini d'Argilla, certo, perch#233; potrebbero farsi comprare dal nemico. Ma non dovete infrangere il codice d'onore; non devono scoppiare guerre per me. Non servirebbe a niente: in momenti come questo, Mogien, il destino di un singolo uomo non ha importanza.

— Se non ha importanza quello — disse Mogien, fissandolo con la sua faccia scura, — che cosa ha importanza, allora?

— Signori — intervenne a quel punto uno dei due plebei, Yahan, che era giovane e snello, — laggi#249; c'#232; qualcuno, fra gli alberi.

Indic#242; un punto sulla riva opposta del fiume: un guizzo di colore che si poteva scorgere in mezzo alle conifere scure.

— Fiia! — disse Mogien. — Tenete alla briglia i destrieri. — Tutt'e quattro le grandi bestie stavano guardando l'altra sponda, con le orecchie ritte.

— Mogien, Signore di Hallan, attraversa in amicizia le strade dei Fiia! — La voce di Mogien echeggi#242; lungo l'ampio, basso ruscello, e dopo qualche istante, nella zona in cui il sole giocava con l'ombra, ai piedi degli alberi, comparve una minuscola figura. Parve danzare mentre le macchie di luce guizzavano su di essa: era difficile tenerla sotto lo sguardo, perch#233; il gioco di luce la faceva cambiare continuamente. Quando venne verso di loro, Rocannon credette che camminasse sull'acqua, senza disturbarne la superficie, tanto aveva il passo leggero. Il grifone dal manto a strisce si alz#242; sulle zampe larghe, ma leggere poich#233; avevano le ossa cave come quelle degli uccelli, e si diresse verso l'acqua con passo felpato. Quando il Fian giunse sotto l'argine, la grande bestia pieg#242; la testa: il Fian allung#242; il braccio e accarezz#242; le orecchie. Poi si diresse verso i quattro uomini.

— Salute a te, Mogien erede di Hallan, Capelli di Sole, Portatore di Spade! — Il timbro della sua voce era sottile e dolce come quello di un bambino; anche la sua corporatura era minuta e leggera come quella di un bambino, ma la faccia era quella di un adulto. — Salve a te, ospite degli Hallan, Signore delle Stelle, Errante!

Un paio di occhi strani, grandi, chiarissimi, si fiss#242; per un istante in quelli di Rocannon.

— I Fiia conoscono sempre i nomi, e sanno tutte le notizie — disse Mogien, sorridendo. Ma il piccolo Fian non ricambi#242; il sorriso; perfino Rocannon, che aveva visitato una sola volta, per un breve periodo, uno dei loro villaggi durante una ricognizione della sua squadra, rimase sorpreso di tale comportamento.

— Signore delle Stelle — disse la voce leggera, che ora tremava per l'emozione, — chi cavalca le navi del vento che vengono a uccidere?

— Uccidere… la tua gente?

— Tutto il mio villaggio — disse il piccolo uomo. — Io ero sui monti, con il gregge. Ho sentito nella mente il mio popolo chiamare aiuto, e sono accorso, e li ho trovati fra le fiamme, che bruciavano e gridavano. C'erano due navi con le ali che girano. Sputavano fuoco.

«Adesso sono rimasto solo, e devo parlare da solo. Nella mia mente, dove prima c'era il mio popolo, adesso ci sono solo il fuoco e il silenzio. Perch#233; #232; successo, Signori?

Il suo sguardo correva da Rocannon a Mogien. Entrambi erano senza parole. Il Fian si pieg#242; su se stesso, come un uomo colpito mortalmente, sedette in terra e si nascose la faccia tra le mani.

Mogien si avvicin#242; a lui, con le mani sull'elsa di entrambe le spade. Tremando dall'ira, disse: — Qui, ora, giuro vendetta su coloro che hanno ucciso i Fiia! Rokanan, come pu#242; essere? I Fiia non hanno spade, non hanno ricchezze, non hanno nemici! Guarda, tutto il suo popolo #232; morto, tutti coloro con cui parlava senza parole, i compagni della sua trib#249;. Nessun Fian vive da solo. Da solo morirebbe. Perch#233; hanno distrutto il suo popolo?

— Per farvi conoscere la loro potenza — disse Rocannon, in tono arcigno. — Portiamolo a Hallan. Mogien.

L'alto Signore si chin#242; sulla piccola figura accovacciata. — Fian, amico dell'uomo, monta in sella con me. Non posso parlarti nella mente come facevano i tuoi compagni, ma vedrai che non tutte le parole che viaggiano nell'aria sono vuote.

Montarono in sella in silenzio, e il Fian si sistem#242; davanti a Mogien, come un bambino: in breve i quattro animali furono nuovamente in volo. Un vento dal sud, carico di una leggera pioggia, favor#236; la loro andatura, e l'indomani, verso la fine del pomeriggio, tra un battito e l'altro delle ali possenti, Rocannon scorse la scalinata marmorea che attraversava la foresta, il Ponte sull'Abisso, sovrastava le verdi piante, e le torri di Hallan illuminate dagli ultimi raggi del sole.

La gente del castello, biondi signori e servitori dai capelli neri, si raccolse intorno a loro nella corte del volo; ogni bocca era piena della notizia dell'assalto al castello pi#249; vicino, a oriente. Reohan, i cui abitanti erano stati massacrati fino all'ultimo.

Anche questa volta erano stati due elicotteri e alcuni uomini armati di pistole laser. I guerrieri e i contadini di Reohan erano stati massacrati senza poter restituire neppure un colpo. La gente del castello di Hallan impazziva di rabbia per l'offesa; a questo sentimento si aggiunse anche lo stupore, quando videro il Fian che aveva viaggiato con il loro giovane signore e vennero a conoscenza dei motivi che l'avevano portato al castello.

Molti di loro, infatti, abitando nelle fortezze pi#249; settentrionali degli Angien, non avevano mai visto in precedenza un Fian, ma tutti li conoscevano attraverso le leggende, e sapevano che era vietato ucciderli. Un assalto contro uno dei loro castelli, per sanguinoso che potesse essere, rientrava nel loro modo guerriero di vedere, ma un attacco contro i Fiia era un sacrilegio. La collera si mescolava allo stupore.

Pi#249; tardi, quella sera, nella sua stanza della torre, Rocannon ud#236; il tumulto proveniente dalla sottostante Sala dei Banchetti, dove tutti gli Angyar di Hallan si erano radunati per giurare di sterminare il nemico, fra torrenti di metafore e tuoni di iperboli.

Gli Angyar erano una razza di spacconi: vendicativi, arroganti, ostinati, analfabeti, e privi delle forme in prima persona del verbo «non essere capace di». Nelle loro leggende non c'erano d#232;i; c'erano soltanto eroi.

In mezzo a quel chiasso lontano, Rocannon not#242; una voce che parlava da distanza ravvicinata. Rimase scosso, e la sua mano sobbalz#242; sulla radio. Finalmente era riuscito a trovare la banda di comunicazione del nemico. Una voce continuava a parlare, in una lingua che Rocannon non conosceva. Sarebbe stata una vera fortuna, se il nemico avesse parlato in Galattico, ma purtroppo non era cos#236;; si parlavano migliaia di lingue, sui mondi della Lega. Inoltre c'erano quelle di pianeti che, come il mondo su cui si trovava Rocannon, non ne facevano parte, e quelle di pianeti ancora da cartografare.

La voce cominci#242; a leggere un elenco di numeri, e Rocannon riusc#236; a capirli, perch#233; erano in Celiano, lingua di una razza famosa per i suoi successi nel campo della matematica: la superiorit#224; della matematica di Tau Ceti aveva portato alla diffusione dei nomi cetiani dei numeri. Ascolt#242; con attenzione, ma l'ascolto non gli rivel#242; nulla: si trattava di semplici serie di cifre. La voce s'interruppe bruscamente, lasciando soltanto il sibilo del rumore di fondo.

Rocannon guard#242; il piccolo Fian, all'altro capo della stanza. La piccola creatura aveva chiesto di rimanere con lui, e ora sedeva a gambe incrociate sul pavimento, accanto alla finestra.

— Era la voce del nemico, Kyo.

La faccia del Fian rimase immobile

— Kyo — disse Rocannon (si usava parlare ai Fiia chiamandoli con il nome Angyar del loro villaggio, poich#233; i singoli membri della specie forse avevano nomi di persona, forse non li avevano), — Kyo, se tu cercassi di farlo, potresti ascoltare con la mente il nemico?

Basandosi sulle osservazioni da lui compiute nella breve visita al villaggio dei Fiia, Rocannon aveva notato che raramente la Specie I-B rispondeva in modo diretto a una domanda; ricordava ancora la loro evasivit#224;, condita di grandi sorrisi. Ma Kyo, rimasto solo e abbandonato nel paese a lui sconosciuto del linguaggio verbale, rispondeva sempre alle domande di Rocannon. — No, Signore — disse, passivamente.

— E riesci a udire con la mente altri della tua razza, di villaggi diversi dal tuo?

— Un poco. Se abitassi tra loro per qualche tempo, forse… A volte i Fiia vanno ad abitare in villaggi diversi dal loro. Si dice anche che un tempo Fiia e Gdemiar parlassero tra loro con la mente, come un singolo popolo, ma da allora #232; passato molto tempo. Si dice… — Qui s'interruppe.

— In effetti — comment#242; Rocannon, — il tuo popolo e gli Uomini d'Argilla sono una sola razza, anche se oggi avete abitudini diverse. Cosa stavi dicendo, Kyo?

— Si racconta che molto tempo fa, nel Sud, nelle terre alte, nelle terre grige, vivessero coloro che parlavano con la mente a tutte le creature. Gli antichi erano capaci di ascoltare ogni pensiero… Ma siamo scesi dalle montagne, siamo andati ad abitare nelle valli e nelle grotte, e abbiamo dimenticato quel faticoso modo di vivere.

Rocannon si sofferm#242; a riflettere per qualche istante. Non c'erano montagne nel continente a sud di Hallan. Si alz#242; con l'intenzione di prendere il Manuale, con le sue cartine geografiche, allorch#233; la radio, che continuava a trasmettere nella stessa banda, lo fece fermare.

Si udiva una voce, debole, disturbata da scariche, che per#242; parlava in Galattico: — Numero Sei, rispondete. Numero Sei, rispondete. Qui Foyer. Rispondete, Numero Sei. — Dopo una serie interminabile di pause e di ripetizioni, la voce continu#242;: — Qui Friday. No, qui Friday… Qui Foyer; siete in contatto, Numero Sei? Le navi ultra-luce arriveranno domani; voglio un completo rapporto sui collegamenti Sette-Sei e sulle reti. Lasciate il piano intimidatorio al Distaccamento Orientale. Mi ricevete, Numero Sei? Saremo in comunicazione ansible con la Base domani. Datemi subito queir informazione sui collegamenti Sette-Sei. Le attivit#224; non strettamente necessarie…

Una scarica di disturbi inghiott#236; il resto del discorso, e quando la scarica termin#242;, si udirono soltanto brevi frasi interrotte. Passarono dieci minuti tra disturbi, silenzi, frasi incomplete, poi si inser#236; una seconda voce, che trasmetteva da un punto pi#249; vicino a Rocannon, e che parlava nella lingua sconosciuta gi#224; ascoltata in precedenza. Continu#242; a parlare per diversi minuti, e Rocannon ascolt#242; immobile, con la mano sul Manuale, un minuto dopo l'altro. Altrettanto immobile era il Fian seduto nell'ombra, dall'altra parte della stanza. Due coppie di numeri vennero pronunciate, poi vennero ripetute; la seconda volta, Rocannon ud#236; anche la parola «grandi», in Cetiano. Rocannon spalanc#242; il bloc-notes e scrisse i numeri; poi, finalmente, senza cessare l'ascolto, apr#236; il Manuale e cerc#242; le carte geografiche di Fomalhaut II.

I numeri da lui uditi erano 28° 28, 121° 40. Se si fosse trattato di coordinate di latitudine e longitudine… Studi#242; per qualche momento le cartine, e individu#242; con la punta della matita alcuni punti. I primi due corrispondevano a posizioni nel mare aperto, ma poi, provando 121 Ovest con 28 Nord, trov#242; una zona situata a poca distanza da una catena di montagne, circa nel centro del Continente Sudoccidentale. Rimase per lungo tempo a fissare la carta geografica. La radio taceva.

— Signore delle Stelle? — domand#242; il Fian.

— Credo che mi abbiano rivelato dove sono. #200; possibile. E laggi#249; hanno un ansible. — Alz#242; gli occhi in direzione di Kyo, fissando lo sguardo nel vuoto, poi ritorn#242; a guardare la carta. — Se sono laggi#249;… se potessi arrivare laggi#249; per rompergli le uova nel paniere, se riuscissi a trasmettere anche un solo messaggio con il loro ansible alla Lega, se…

Il Continente Suboccidentale era stato cartografato dall'aria, e sulla carta erano tracciati soltanto i fiumi principali e le catene montuose: le terre inesplorate si stendevano per centinaia e centinaia di chilometri. E la sua meta era soltanto un'ipotesi.

— Non posso star qui ad aspettare con le mani in mano — disse. Alz#242; di nuovo gli occhi e incontr#242; lo sguardo chiaro, perplesso del Fian.

Cominci#242; a passeggiare avanti e indietro. La radio sibilava e fischiava.

Aveva un solo elemento a suo favore: il nemico ignorava la sua esistenza. Il nemico pensava di avere l'intero pianeta. Ma era l'unico elemento a suo favore.

— Mi piacerebbe usare contro di loro le loro stesse armi — disse. — Penso che andr#242; a cercarli. Nella terra del sud… La mia gente #232; stata uccisa da questi stranieri, esattamente come la tua, Kyo. Sia tu che io siamo soli, e parliamo una lingua che non #232; la nostra. Sarei felice di averti con me.

Non sapeva che cosa lo spingesse a suggerirgli di accompagnarlo.

Sulla faccia del Fian comparve l'ombra di un sorriso. Sollev#242; le mani, tenendole parallele tra loro, senza che si toccassero. La luce delle candele infilate nei candelabri delle pareti guizz#242; e cambi#242; colore. — #200; stato predetto che l'Errante avrebbe scelto i suoi compagni — disse, — Per qualche tempo.

— L'Errante? — domand#242; Rocannon, ma questa volta il Fian non rispose.