"Elizabeth A. Lynn - Watchtower" - читать интересную книгу автора (Lynn Elizabeth A)


«Tu e tu,» indicò a caso Ryke. «Portatelo su un letto.»
Gli uomini balzarono avanti per trascinare Efrem fuori dallo schieramento. Gli sguatteri si facevano gioco
dell'uomo svenu-to: gli altri stavano fermi. Ryke li lasciò aspettare, captando il loro umore come un uomo
può sentire l'umore di un cavallo appena domato. Alcuni si voltarono per guardare Efrem che veniva
trascinato nella caserma. Ryke attese che tutti fossero voltati verso di lui: si fece il silenzio più assoluto.
Un cane ab-baiò, da qualche parte dentro le mura; un latrato solitario. Ry-ke si chiese se si trattasse di
uno dei cani da caccia di Athor, che stava cercando il suo padrone senza trovarlo.

«Rompete le righe,» disse.



Col annunciò la formazione dei battaglioni prima che co-minciasse il pasto.

Ryke si sedette alla stessa tavola di Col e degli altri Coman-danti. Il loro tavolo si trovava sotto il punto
ormai vuoto in cui prima stava appesa la bandiera di guerra di Athor. Gli uo-mini stavano seduti a tre
lunghe tavole, che sporgevano dalla piccola tavola in cima come le tre punte di un forchettone da cucina.

Gli uomini di Ryke avevano il turno di guardia della mat-tina, dall'alba fino a mezzogiorno, ed erano
eccitati per la vit-toria. Col aveva detto che l'esercito avrebbe anche potuto mangiare poco, ma non li
stava tenendo a stecchetto quella notte, la prima per loro nel castello che si erano dati tanto da fare per
conquistare. I garzoni di cucina barcollavano presso le finestre dei passavivande sotto il peso di grandi
vassoi di cibo: fette di pancetta, capra arrosto, due intere pecore prese al villaggio, pa-ne, formaggio,
salse, patate, vino. Gli uomini brindarono a Col, ai Comandanti, a loro stessi. Bevettero ai loro morti.
Non par-larono dei duecento morti di Athor, che ora stavano sepolti in un fosso poco profondo fuori
dalle mura esterne.

Ryke non bevette durante i brindisi.

Gli altri Comandanti lo osservavano: Oman furtivamen-te; il vecchio Gam, il Comandante della
cavalleria, con diverti-mento; Held con torva sfiducia. Se pure Col se ne accorse, non disse nulla. In
fondo alla sala, sopra le finestre dei passavivan-de, erano appese delle picche, delle asce, dei giavellotti,
delle spade, degli elmetti, degli scudi con disegni d'oro e d'argento, tutto bottino preso nel corso degli
anni agli invasori anharditi che erano venuti oltre le montagne per saccheggiare ed erano stati
saccheggiati. Parte di quella roba era resa scura dalla rug-gine. Ryke si ricordava la scorreria di nove
anni prima, quando Athor di Tornor aveva ucciso il comandante degli invasori. Era successo durante
l'estate dei suoi diciott'anni. Ryke portava an-cora un ricordo di quella guerra, un coltello anhardita per
scuoia-re: lo aveva preso dal corpo di un uomo che aveva ucciso e lo portava in un fodero nello stivale
destro.

Lungo i muri laterali della sala erano appesi degli arazzi che rappresentavano la costruzione della Rocca.
Mostravano i muratori e i mastri carpentieri con i loro strumenti, degli uomi-ni che portavano via con dei
carri delle pietre da una cava, de-gli operai che scavavano le fondamenta e infine altre pietre an-cora su
una zattera che galleggiava sul fiume seguendo la cor-rente, giù per il Rurian gonfiato dalle nevi.

Ryke osservò gli arazzi sbiaditi, in modo da non dover guar-dare i meridionali e il loro trionfo. La stanza
era caldissima e piena di fumo. Quando i vassoi si furono svuotati, Col si alzò in piedi. Gli uomini
inneggiarono, lui ruggì per azzittirli.