"John Steakley - Vampires" - читать интересную книгу автора (Steakley John)

te, dando un'occhiata al bersaglio. Quando si voltò, gli agenti del posto a-
vevano formato un semicerchio intorno a lui, quasi fossero in cerca di ca-
lore.
Infatti, era proprio una questione di calore.
Crow rivolse loro un sorrisetto. Strinse la mano al sindaco, un uomo ro-
tondetto e dalla faccia nervosa. Guardò l'orologio. Era mezzogiorno e la
temperatura era molto vicina ai quaranta gradi.
Era ora di cominciare a uccidere.
Dieci minuti più tardi, minarono l'ala sud. La carica esplose su una bal-
conata al secondo piano e schiacciò l'intera sezione a terra come un pugno
incollerito. Ci fu un sacco di altro fumo e un sacco di altra polvere. Aspet-
tarono. Di lì a poco, tornò il sole. I rampini cominciarono a strattonare le
macerie, tirandole via.
I cittadini rimasero a godersi lo spettacolo, sobbalzando al primo strido-
re dei pezzi d'acciaio sulla struttura. Osservarono l'ingombrante macchina-
rio scattare in posizione, i cinque uomini apparire all'improvviso dal fur-
gone con le loro picche lunghe due metri, pronti a entrare in azione. Ma,
per la maggior parte, osservavano Crow.
Con ogni probabilità, il balzo indietro che fecero la prima volta che le
macerie si assestarono da sole non fu più lungo di un metro.
«Capo!» gridò un giovane biondo di nome Cat, appollaiato come un
corvo su una sedia a sdraio posta sul cassone di uno dei pic-kup. «Credo
che ce ne sia uno.» Si alzò in piedi, proteggendosi gli occhi dalla luce ac-
cecante del sole e indicando con il dito. «Proprio là.»
«Benissimo», replicò Crow con calma. «Adesso balliamo il rock and
roll.»
La squadra si mise in posizione, circondando l'area nel modo più accura-
to possibile. Dalle tasche posteriori dei pantaloni, ognuno dei membri del
team estrasse qualcosa che assomigliava a un paio di guanti lunghi (tipo
quelli che le donne usano per andare a teatro) e li indossò. Le maglie me-
talliche del tessuto scintillarono alla luce del sole. I cittadini, probabilmen-
te senza nemmeno rendersene conto, si strinsero l'uno all'altro.
Poi Crow, tirando a sé la corda legata all'enorme impugnatura che teneva
stretta nella mano destra, entrò nel cerchio formato dai suoi uomini e con-
ficcò con violenza un rampino nel cornicione sopra il bersaglio. Fece un
passo indietro e protese la mano sinistra. Qualcuno gli mise in mano una
balestra e per un attimo tutti rimasero immobili.
Cominciò praticamente nel medesimo istante in cui Jack, con un brusco
strattone, tese il cavo. L'edificio si era appena inclinato da una parte quan-
do il primo demone si precipitò fumando e sibilando nell'agonia dei raggi
solari, strillando come un'arpia e artigliando l'aria con le unghie acuminate
e le zanne grigiastre e poi sputando un terrificante bolo di liquido nerastro:
il primo colpo di Crow gli conficcò in petto un dardo grande quanto una
mazza da baseball che gli trapassò la spina dorsale e si andò a conficcare
di cinque centimetri nella parete dietro di lui.
Il mostro si dibatté e bruciò e gridò, cercando freneticamente di afferrare
il paletto di legno, ma gli uncini a ombrello lo mantennero saldamente in
posizione, uccidendolo, uccidendolo, cancellandolo dal mondo della terra e
degli uomini e dei pomeriggi assolati dell'Indiana.
«Ehi», disse Crow interrompendo diversi secondi di pesante silenzio,