"James Herbert - Fluke" - читать интересную книгу автора (Herbert James)

JAMES HERBERT

FLUKE

(Fluke, 1977)



PARTE PRIMA



1



Sognando, rimpiangevo di non essere più nel ventre di mia ma-dre. Ricordavo che eravamo stati in
cinque o sei a condivi-dere quel tepore. Ricordavo an-che, sognando, le settimane che avevo vissuto con
i cuccioli miei fratelli, e poi il giorno in cui ero finito qui, nel canile municipale dove dormivo ades-so...

Mi svegliai con un guaito di terrore. Il cervello sembrava scoppiarmi per l'improvvisa consapevolezza di
qualcos'al-tro, per un ricordo che s'era insinuato in me da non so do-ve. Io non ero un cane. Ero un
uomo. Ero esistito come uomo, prima di ritrovarmi impri-gionato nel corpo di un cane. Come? Perché?

(Aspetta a dubitare, tu che m'ascolti. O in fondo al tuo dubbio c'è un po' di paura? La sola cosa che ti
chiedo è di ascoltarmi con mente aperta, di-menticando per un momento le tue pretese certezze. Del
resto ci sono molte cose che io stes-so non so e che probabilmente non saprò mai; non in questa vita,
comunque. Ma credo di poterti aiutare a capire un po' meglio la tua vita di adesso, e ad avere meno
paura di quel-lo che ti aspetta...)

Il mio guaito acutissimo aveva svegliato gli altri cani, che si misero ad abbaiare e ringhia-re contro di me.
Il canile di-ventò un pandemonio. Ma io restavo lì tremante e immo-bile. Sapevo di essere un uomo.
Potevo vedere me stesso. Pote-vo vedere mia moglie. Potevo vedere mia figlia. Le immagini si
affollavano nella mia mente, ora confuse, ora distinte, osses-sionandomi e gettandomi in uno stato di
disorientamento assoluto.

Improvvisamente il locale fu inondato di luce: io chiusi gli occhi, abbagliato. Udii le voci degli uomini e li
riaprii. Si aprì una porta ed entrarono due pellibianche vocianti e minac-ciosi.

— È ancora quel dannato cucciolo — sentii dire a uno dei due. — Non ha fatto che com-binare guai da
quando è arriva-to.

Una grande mano si protese verso di me, mi afferrò senza delicatezza. Tenendomi per il collare mi
trascinarono fuori dalla gabbia, attraverso un lun-go corridoio con altre gabbie da una parte e dall'altra
piene di cani che guaivano e uggio-lavano, tanto per contribuire anch'essi al frastuono generale.
Finalmente mi gettarono in un canile buio, separato dalle al-tre gabbie, dove mettevano di solito i cani che
davano noia. Mentre la porta si chiudeva, sentii che uno degli uomini di-ceva: — Bisognerà eliminarlo
domani. Chi vuoi che si prenda un bastardo così? E comun-que, non fa che disturbare gli altri.

Non sentii la risposta, per-ché le parole dell'uomo mi ave-vano spaventato a morte. Ero ancora confuso